Indagini sull’Abate Shi Yongxin del Tempio Shaolin
La meditazione, purtroppo, non è sufficiente. Anche le arti marziali sembrano non bastare. Le autorità cinesi hanno avviato un’inchiesta su Shi Yongxin, il noto abate del Tempio Shaolin, considerato il luogo di nascita del kung fu, per presunti atti di «appropriazione indebita di fondi destinati a progetti e beni del tempio» e gravi infrazioni ai precetti buddisti. Tra le accuse più controverse, si segnala la sospetta relazione con più donne e la presunta paternità di un figlio illegittimo, che, sebbene considerati aspetti di costume diversi in Occidente, sollevano interrogativi seri all’interno della comunità buddista.
Il tempio ha confermato la situazione tramite un comunicato ufficiale pubblicato sull’account WeChat della struttura, una piattaforma che unisce elementi di Facebook e WhatsApp. In questo messaggio, si è annunciata la sospensione di Shi Yongxin dal suo prestigioso ruolo di guida spirituale nella culla del buddismo zen e centro delle arti marziali cinesi. Questo sviluppo arriva a seguito di voci che circolavano su Internet, aggiungendo ulteriore credibilità alle accuse emerse.
L’Associazione buddista cinese ha espresso il suo «deciso sostegno» alle azioni intraprese, comprese misure come il «ritiro dell’ordinazione di Shi». Questo scandalo coinvolge il cosiddetto «monaco Ceo», noto per il suo acumen imprenditoriale, il quale è divenuto un promotore di alto profilo per il Tempio Shaolin, un luogo che ha una storia di 1500 anni, situato sul sacro monte Song, nella provincia centrale dell’Henan. Fin dalla sua nomina a abate nel 1999, Shi ha fatto della commercializzazione delle tradizioni buddiste un marchio, attirando turisti e portando il tempio al centro di produzioni cinematografiche e televisive.
Attualmente, Shi è oggetto di «un’indagine congiunta da parte di varie autorità», inclusi la polizia, le autorità religiose e gli organi anticorruzione cinesi. È noto per aver reso il Tempio Shaolin un marchio globale negli ultimi due decenni, attirando le critiche dei devoti riguardo all’eccessiva commercializzazione di un luogo considerato sacro nella cultura cinese.
I monaci Shaolin sono riconosciuti a livello mondiale per la loro disciplina e per i complessi sistemi di combattimento che hanno creato. Sotto la direzione di Shi, hanno fondato una compagnia famosa per le esibizioni a pagamento, inviando discepoli in numerose accademie di kung fu e centri di meditazione, aumentando così la propria visibilità e notorietà. Questa attrazione per il business ha determinato a Shi il soprannome di «monaco Ceo», usato spietatamente dai media cinesi.
L’ex abate ha già affrontato simili accuse in passato: nel 2015 scomparve da eventi pubblici per diversi mesi a causa di accuse riguardanti relazioni personali e appropriazione di fondi, sebbene sia stato scagionato due anni dopo. Solo il tempo dirà se ci sono elementi concreti in queste nuove accuse, ma la situazione già in corso sembrerebbe suggerire che la via del riscatto non sarà facile. Le incertezze e le ombre che circondano Shi Yongxin non fanno che amplificare il dibattito sull’equilibrio tra spiritualità e commercializzazione nel contesto moderno del buddismo.
Riporta Attuale.