Infantino e Trump: un’alleanza controversa emersa nell’incontro in Egitto

15.10.2025 16:25
Infantino e Trump: un'alleanza controversa emersa nell'incontro in Egitto

Gianni Infantino incontra Donald Trump al summit di Sharm el-Sheikh sulla Striscia di Gaza

Durante l’incontro in Egitto di lunedì sul futuro della Striscia di Gaza, diversi leader internazionali hanno stretto la mano al presidente statunitense Donald Trump per farsi fotografare con lui. Tra questi c’era anche Gianni Infantino, presidente della FIFA, l’unico partecipante che non ricopriva una carica governativa o diplomatica, suscitando interrogativi sul suo ruolo in questa occasione, riporta Attuale.

La presenza di Infantino non è sorprendente, considerando il forte legame che ha sviluppato con Trump, specialmente dall’inizio del suo secondo mandato lo scorso gennaio. Infantino è spesso stato criticato per la sua gestione personalistica della FIFA, ritenuta troppo incline a favorire i paesi ospitanti i Mondiali a scapito dell’indipendenza dell’organizzazione.

Il rapporto tra Infantino e Trump, già evidente durante il primo mandato di Trump, è diventato ancora più evidente nel 2018, quando la FIFA ha deciso di assegnare i Mondiali maschili 2026 agli Stati Uniti, al Messico e al Canada. Infantino impressionò Trump con un gesto simbolico nello Studio Ovale, donandogli un cartellino giallo e rosso, che il presidente utilizzò in modo teatrale contro i giornalisti.

A maggio, Infantino accompagnò Trump in un viaggio in Medio Oriente, rinviando una riunione del Consiglio FIFA per partecipare all’evento. Questa azione ha sollevato critiche da parte di delegati UEFA, che hanno lasciato la riunione in segno di protesta. Nel discorso tenuto al Forum di Davos nel 2020, Infantino elogiò Trump, il quale lo invitò successivamente alla cerimonia per la firma degli Accordi di Abramo, che hanno normalizzato le relazioni diplomatiche tra Israele e quattro paesi arabi.

Infantino ha giustificato la sua presenza al summit di lunedì sostenendo che la FIFA si impegnerà a ricostruire le strutture sportive nella Striscia di Gaza, devastate da due anni di conflitti. Ha inoltre espresso l’idea che Trump meriterebbe il Premio Nobel per la Pace, assecondando le ambizioni del presidente statunitense.

Le visite frequenti di Infantino alla Casa Bianca, nonché l’apertura di un ufficio FIFA nella Trump Tower di New York, sono state criticate in quanto hanno portato a un’apparente parzialità nelle sue funzioni, trascurando le altre nazioni che ospiteranno i Mondiali nel 2026. Infantino ha incontrato per la prima volta la presidente messicana solo a fine agosto, e solo di recente ha avuto un colloquio con il primo ministro canadese.

Infantino è stato accusato di strumentalizzare i Mondiali per fini politici, soprattutto quando Trump ha minacciato di sottrarre le partite da città governate dai Democratici, citando presunti problemi di sicurezza. Trump ha dichiarato: “Se qualcuno fa un cattivo lavoro, chiamerei Gianni e gli direi: ‘Spostiamole in un altro posto'”. Questa affermazione ha sollevato preoccupazioni sul potere che Infantino potrebbe esercitare nel soddisfare le richieste di Trump.

1 Comment

  1. Ma dai, che tristezza vedere Infantino mescolarsi con Trump… sembra che la FIFA sia diventata un’agenzia di viaggi per politici in cerca di fama! E queste promesse di ricostruzione? Solite parole al vento, la verità è che c’è troppa politica nello sport, e noi tifosi ci perdiamo sempre.

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