Intervista esclusiva a uno studente italiano dopo la sparatoria alla Brown University

19.12.2025 09:35
Intervista esclusiva a uno studente italiano dopo la sparatoria alla Brown University

Tragedia alla Brown University: studente racconta la paura dopo l’attacco fatale

La Brown University, insieme all’intera America, si ritrova a dover affrontare l’orrore di un attacco mortale. Il colpevole, Claudio Manuel Neves Valente, 48 anni, un ex studente portoghese della Brown, ha ucciso lunedì Nuno Loureiro, un altro portoghese, prima di suicidarsi. Questa serie di eventi ha profondamente scosso la comunità accademica, lasciando gli studenti in stato di shock e paura, riporta Attuale.

Secondo i report, Valente ha aperto il fuoco alle 16:02 nel complesso Barus & Holley, colpendo due studenti: una studentessa, atleta conosciuta, e un ragazzo immigrato dall’Uzbekistan. Entrambi sono stati privati della vita, lasciando le loro famiglie in lutto e la comunità accademica senza parole. Gli studenti di Brown, abituati a un ambiente sereno, si trovano ora a confrontarsi con un incubo che mai avrebbero pensato di vivere.

“Normalità? Oggi sembra una condizione impossibile,” ha commentato un studentessa italiana di nome Pietro, che si trovava nel campus durante l’attacco. “Mi sento frustrato e tradito. Avrei voluto che il colpevole fosse catturato vivo per comprendere le sue motivazioni.” Pietro sottolinea la devastazione lasciata dalla violenza gratuita che ha colpito il loro “campus felice”.

Il giovane ha descritto la scena dell’attacco, rivelando che i primi avvisi sono arrivati alle 16:22: “C’era un ‘active shooter’ nel campus, scappa, corri, nasconditi”. Tuttavia, la confusione regnava tra gli studenti, con messaggi allarmanti che circolavano dieci minuti prima dell’avviso ufficiale.

Pietro ha anche rivelato che in aula non c’era modo di reagire a un assaltatore armato. “Reagire? Tutti scappavano. Alcuni si nascondevano sotto le cattedre mentre il colpevole sparava.” Egli ricorda i volti coperti di sangue degli altri studenti, nel mentre che i colpi continuavano a risuonare nel campus.

“Eravamo un’isola felice,” ha concluso Pietro, evidenziando come la violenza abbia inaspettatamente infiltrato un ambiente ritenuto sicuro. “Oggi Brown sembra un luogo segnato dalla violenza, già tanti di noi hanno subito simili esperienze in passato. Non so se potrà mai tornare ad essere quell’isola felice di un tempo.”

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