Esplosioni in Iran: Incertezze e Tensioni Crescenti
Esplosioni sono state segnalate a Bandar Abbas e possibilmente in altre località, generando notizie inverificabili e la segnalazione di fughe di gas da parte dei vigili del fuoco. Ore di incertezza attorno all’Iran, sotto pressione diplomatica e dalla “Armada” di Donald Trump. Questo scenario ricorda situazioni già viste nei periodi di alta tensione negli ultimi anni, con tre guerre parallele: una di informazione e psicologia, una di attacchi segreti e una reale con bombardamenti, riporta Attuale.
I conflitti si svolgono talvolta simultaneamente o con mosse alternates, lasciando intervalli di tempo. Pause di natura tecnica sono necessarie per la preparazione e per creare finestre d’opportunità, ma rappresentano anche una strategia per lasciare vie d’uscita al nemico.
La storia recente dell’Iran è costellata di episodi poco chiari, suscettibili di diverse interpretazioni. Un incendio in un sito strategico, un fallimento di un test missilistico, blackout e malfunzionamenti su navi sono elementi ricorrenti. Questi disastri, talvolta provocati da cause accidentali come errori umani e avarie, si verificano non solo a Teheran, ma in tutto il paese.
Le esplosioni possono anche derivare da atti di sabotaggio non rivendicati, attribuiti a intelligenze straniere come CIA o Mossad, oppure dai “corrotti sulla Terra”, ovvero oppositori interni, e dai traditori a servizio degli avversari. La gamma di attori coinvolti è ampia. Questa dimensione dello scontro è stata amplificata sia dagli iraniani che da altri attori regionali nel Golfo Persico.
Le dinamiche offrono vantaggi strategici: chi subisce può comunicare che si è trattato di un incidente per chiudere le speculazioni e limitare la propria reazione. Nel caso di Bandar Abbas, le fonti ufficiali hanno rapidamente escluso l’ipotesi di un attacco doloso e negato che il generale Alireza Tangsiri fosse stato ucciso.
Israele si è affrettato a dichiarare la propria estraneità, seguito poco dopo da comunicazioni americane tramite CNN. Come risposta, i contendenti hanno smentito le iniziali preoccupazioni su un’imminente operazione militare.
Questa situazione è inquadrata da un significativo schieramento statunitense e da informazioni quotidiane riguardo a possibili blitz, studiati dal Pentagono. I preparativi sono accompagnati da una campagna propagandistica volta a esercitare pressione sulla Repubblica Islamica, impegnata a sottolineare le conseguenze devastanti di un eventuale attacco, sia limitato che massiccio.
Anche le iniziative dell’opposizione in esilio sono intense, con racconti di un regime in difficoltà dopo le recenti proteste popolari. A Teheran si teme non solo gli attacchi missilistici ma anche che gli americani, con possibile aiuto israeliano, utilizzino cellule locali per creare instabilità e mettere alla prova le difese. L’obiettivo sembrerebbe essere quello di spingere il governo iraniano a considerare l’opzione del negoziato per evitare catastrofi ulteriore. Il quadro rimane complesso e dinamico, con potenzialità per ulteriori sviluppi.
Che situazione tragica, sembra che l’Iran stia vivendo un vero e proprio incubo. In Europa ci lamentiamo per le nostre difficoltà quotidiane, ma là ci sono esplosioni e lotte interne… Non posso credere che si debba arrivare a tanto per provare a negoziare. La pace dovrebbe essere sempre l’obiettivo, non la guerra!