Iran, la Nobel Narges Mohammadi condannata a quasi 18 anni di carcere

08.02.2026 22:55
Iran, la Nobel Narges Mohammadi condannata a quasi 18 anni di carcere

Il regime iraniano infligge una nuova condanna a Narges Mohammadi, attivista e Premio Nobel

Da Parigi, Ali Rahmani esprime il suo dolore: «Sono devastato, è una notizia terribile». La madre, Narges Mohammadi, ingegnera e attivista insignita del Premio Nobel per la Pace, è stata condannata a quasi 18 anni di carcere in Iran, riportando una tale condanna che evidenzia persistenti violazioni dei diritti umani nel paese. «Grazie di cuore, non smettete di parlare di lei. Il regime deve rilasciare tutti i prigionieri politici», aggiunge il giovane di 19 anni, mentre la notizia di questa dura sentenza si diffonde, riporta Attuale.

La Mohammadi dovrà scontare sei anni per «assembramento e collusione contro la sicurezza nazionale» e un anno e mezzo per «propaganda contro il regime». Inoltre, è stata inflitta una pena di due anni di esilio interno nella città di Khusf e due anni di divieto di viaggio. Con queste accuse, «la nostra Narges deve scontare più di 17 anni di prigione e 154 frustate», come riportato da un’amica a Teheran.

La Fondazione che porta il suo nome riferisce che Mohammadi, dopo settimane di isolamento e totale interruzione delle comunicazioni, è riuscita a parlare con il suo avvocato, Mostafa Nili, dopo 59 giorni di silenzio. È stata arrestata a Mashhad il 12 dicembre scorso mentre si trovava alla cerimonia funebre di Khosrow Alikordi, attivista deceduto in circostanze sospette.

Il 2 febbraio, Mohammadi ha avviato uno sciopero della fame che ha interrotto solo ieri a causa del deterioramento delle sue condizioni fisiche. Durante una breve chiamata, ha raccontato di essere stata trasferita in ospedale solo tre giorni fa, ma è già tornata in prigione. Mohammadi ha subito un infarto, soffre di dolori toracici, ipertensione e gravi problemi alla schiena. A precedere il suo arresto, era stata agli arresti domiciliari per un anno, con la detenzione definita «una minaccia per la vita».

Il marito di Mohammadi, Taghi Rahmani, sottolinea il coraggio della moglie, che recentemente è stata portata davanti al Tribunale Rivoluzionario di Mashhad. Qui ha rifiutato la difesa, considerato che la magistratura della Repubblica islamica non possiede legittimità. «Vede questi procedimenti come una mera farsa con un finale prestabilito. Ha sempre detto: “Non parteciperò a un processo teatrale”», afferma Rahmani.

Ali Rahmani, il figlio, ricorda quanto sia drammatico il contesto attuale in Iran, contrassegnato da massacri ordinati dal regime. Ogni giorno emergono nuovi dettagli su queste violenze, con il sindacato degli insegnanti che ha pubblicato un lungo elenco di bambini uccisi durante le proteste, che conta già duecento vittime.

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