Iran: mille arresti in un mese, la repressione degli ayatollah e Khamenei torna in pubblico

06.07.2025 07:55
Iran: mille arresti in un mese, la repressione degli ayatollah e Khamenei torna in pubblico

Due giovani turisti, Alireza Karbasi e Mehdi Abai, sono stati tragicamente uccisi dai proiettili delle forze Basij durante l’operazione “Combattiamo contro il Mossad” nella valle di Hamadan. In un villaggio del Sistan Baluchistan, undici donne sono rimaste ferite dalla sparatoria delle Guardie della Repubblica Islamica, con una vittima fatale. In parallelo, un regista di Shiraz, Negin Aminzadeh, è stato arrestato, mentre Raquel Ataian, una giovane appartenente alla comunità Bahá’í, è stata incarcerata in un luogo sconosciuto. Anche due giovani curdi, Seyyed Kamal Ebrahimi e Younes Tanhayi, sono stati catturati dagli agenti di intelligence; quest’ultimo, padre di due bambini e residente nel villaggio di Hamzaabad, è stato anch’esso incarcerato. Inoltre, un’altra coppia di Saqaz è stata arrestata, e Farzad Garmabian, un 23enne di Teheran, ha perso la vita.

Dopo il bombardamento al carcere di Evin, le autorità hanno trasferito almeno 13 prigionieri stranieri al carcere di Fashafoyeh, mentre sessanta prigionieri politici sono stati spostati nella prigione di Ghartchak, a Sud di Teheran. Vi è una crescente preoccupazione per la loro sicurezza, riporta Attuale.

I bollettini del terrore

A partire dal 24 giugno, a seguito della conclusione della Guerra dei 12 giorni, le chat social sono piene di nomi di cittadini arrestati, scomparsi o uccisi. Questi aggiornamenti drammatici offrono uno sguardo agghiacciante sulla situazione attuale nelle città iraniane. “Attenzione al posto di blocco”, si avvisa; “Due ragazzi curdi sono scomparsi”, si condivide una foto. Durante tutto il giorno, le persone si scambiano informazioni per non perdere di vista chi viene catturato e per cercare di sfuggire a un simile destino.

“Sin dal momento in cui sono iniziati i bombardamenti israeliani su Teheran, abbiamo avvertito: se questo conflitto dovesse terminare e la Repubblica Islamica dovesse rimanere in piedi, si rivolterà contro di noi”, commenta un giornalista della capitale. Ciò è avvenuto. In un contesto di debolezza esterna, il regime di Ali Khamenei ha rivolto la propria aggressività verso il popolo iraniano.

In questi giorni, gli ayatollah, mostrando una paranoia mai vista prima, hanno intensificato gli arresti in tutto il Paese. L’accusa rivolta a tutti è “collaborazione con il nemico”, identificato in Israele, nel Mossad e negli Stati Uniti. La repressione colpisce soprattutto i dissidenti, spesso identificati anche per semplici post sui social. Uomini e donne appartenenti a minoranze vengono arrestati sistematicamente.

Negli ultimi giorni, oltre 50 persone sono state incarcerate in operazioni di polizia finalizzate ad arrestare presunti collaboratori di Israele. Le retate hanno avuto luogo principalmente nelle regioni delle minoranze etniche, come il Kurdistan e il Baluchistan, dove operano movimenti separatisti. Fonti d’opposizione avvertono di pressioni su altre comunità—ebrei e Bahai—che le autorità potrebbero considerare come possibili alleate dei “sionisti”.

L’incubo spionaggio

Nel giro di appena tre settimane, il regime ha messo dietro le sbarre oltre 1.000 persone. Tuttavia, la repressione non si limita alle strade: il Parlamento ha approvato una legge che prevede la pena di morte per chi è accusato di spionaggio. Spesso, tali accuse si traducono in processi iniqui, privi di avvocati indipendenti e di procedure legali corrette.

“Come un animale ferito, la Repubblica Islamica risponde secondo modalità brutali a ogni minaccia percepita”, dichiara Hadi Ghaemi, direttore del Center for Human Rights in Iran. “Le autorità iraniane arrestano senza motivo e processano persone per presunti atti contro la sicurezza nazionale come forma di intimidazione”.

Niente internet

Per evitare intercettazioni, il regime ha spento Internet, costringendo l’Iran a vivere nell’ombra. È vietato condividere informazioni con i media stranieri, pubblicare immagini che documentano i danni causati dai bombardamenti, e criticare il governo sui social; le conseguenze possono essere fatali.

Attualmente, cresce l’ansia riguardo a due ricercatori francesi, Cécile Kohler e Jacques Paris, detenuti a Evin da quasi tre anni. Faccia tanto per stabilire che ora sono accusati di “corruzione sulla Terra, attività di spionaggio per conto di Israele, complotto per rovesciare lo Stato”. Tali accuse potrebbero comportare un concreto rischio di condanna a morte e, allo stesso tempo, fungere da strumento di pressione su Parigi.

Il regime sembra riprendere a utilizzare una strategia che in passato ha portato vantaggi nel confronto con l’Occidente. Così, i cittadini europei vengono trasformati in ostaggi e pedine di scambio nelle mani dei mullah. Recentemente, Teheran ha annunciato la cattura di almeno tre stranieri, ufficialmente accusati di raccogliere informazioni su installazioni militari.

In concomitanza con il conflitto, le autorità hanno fermato anche decine di afghani, sospettati di essere spie per Israele. Attualmente, quasi cinque milioni di afghani risiedono in Iran, e nel solo mese di giugno ben 256.000 sono stati espulsi. I media ufficiali parlano di spionaggio.

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