Proteste in Iran: oltre 4.000 vittime secondo Hrana
Le manifestazioni contro il regime degli ayatollah proseguono in Iran, con almeno 4.029 persone uccise dall’inizio delle proteste il 28 dicembre. Questo è il bilancio fornito dall’agenzia Hrana, che include 28 minori e 35 civili non direttamente coinvolti nelle proteste, oltre a 180 membri delle forze di sicurezza. L’organizzazione informa che 9.049 decessi sono al vaglio per un’eventuale conferma, riporta Attuale.
Oggi segna il 24° giorno di protesta in Iran, dove le autorità hanno reso difficile l’accesso a Internet e ai sistemi di comunicazione per contenere la diffusione di notizie sulle rivolte, che vedono i cittadini chiedere libertà. Gli indicatori di connettività per l’Iran sono stati riportati ai minimi storici negli ultimi giorni. Inoltre, gli arresti ammontano a 26.019 persone, con 167 casi di confessioni forzate e 5.811 persone con ferite gravi. A causa delle difficoltà nelle comunicazioni, il numero reale dei feriti potrebbe essere significativamente più alto.
Il principe Reza Pahlavi ha nuovamente preso parola sui social network, definendo il leader del regime iraniano, Alì Khamenei, un criminale anti-iraniano e affermando: «Non hai onore né umanità. Le tue mani sono sporche del sangue di decine di migliaia di iraniani, il sangue dei bambini e degli innocenti». Ha inoltre avvertito il leader che non ci sarà via di fuga per lui e ha evocato l’idea di un futuro processo di Norimberga per le sue azioni.
Un gruppo di hacker ha tentato di sostenere Pahlavi interrompendo le trasmissioni della televisione di Stato iraniana, mandando in onda filmati celebrativi e messaggi rivolti alle forze di sicurezza affinché non «puntino le armi contro il popolo». Questo attacco informatico, descritto da Politico, evidenzia un tentativo di destabilizzazione mediatica in corso durante le attuali proteste.
Le immagini pirata sono state diffuse su diversi canali satellitari e includevano interventi di Pahlavi e scene di uomini in uniforme che avrebbero «deposto le armi» in segno di fedeltà al popolo. Vi è stato anche un appello rivolto all’esercito e alle forze di sicurezza: «Non puntate le armi contro il popolo. Unitevi alla nazione per la libertà dell’Iran».
L’ufficio di Pahlavi ha confermato l’interruzione delle trasmissioni, ma non ha fornito dettagli sull’origine dell’hackeraggio. Il livello di supporto per il principe all’interno dell’Iran rimane incerto, anche se durante le proteste recenti si sono sentiti appelli per il ritorno della monarchia. È da notare che non è il primo tentativo di questo tipo: nel 1986, il Washington Post riportò che la CIA aveva assistito Pahlavi con un trasmettitore televisivo miniaturizzato per sortire un effetto simile.