Il piano di pace di Donald Trump per Gaza prende forma
Il piano di pace di Donald Trump per la Striscia di Gaza ha ufficialmente preso avvio venerdì a mezzogiorno ora israeliana, con l’approvazione dell’accordo da parte del governo di Israele, che ha indicato l’inizio di un cessate il fuoco, riporta Attuale.
In base alle disposizioni previste, l’esercito israeliano ha avuto 24 ore per completare il ritiro dalle aree occupate della Striscia. Una mappa diffusa dalla Casa Bianca chiarisce che il ritiro deve avvenire entro una certa linea gialla, consentendo a Israele di mantenere il controllo su circa il 50% dell’area, ma liberando le principali città come Gaza e Khan Yunis.
Nel frattempo, da venerdì migliaia di palestinesi sfollati hanno iniziato a far ritorno nelle loro abitazioni, molti delle quali sono ridotte a macerie; durante i due anni di conflitto, il 90% degli edifici nella Striscia è stato distrutto dalle operazioni israeliane.
Il capo dei negoziatori americani, Steve Witkoff, ha dichiarato che il ritiro israeliano è stato completato a mezzogiorno di venerdì, in concomitanza con l’accettazione dell’accordo. Sebbene questa stima sembri ottimistica, poiché nel pomeriggio alcuni movimenti erano ancora in corso, è stata accettata come valida.
Dopo il ritiro, Hamas ha ricevuto un termine di 72 ore per restituire tutti gli ostaggi: 20 persone vive e i corpi di 28 altre. Secondo quanto indicato da Witkoff, ciò significa che il gruppo ha tempo fino alle 11 di lunedì in Italia per completare la restituzione. Trump ha espresso la sua aspettativa che gli ostaggi siano liberati entro lunedì.
Successivamente, l’esercito israeliano procederà con la liberazione di prigionieri palestinesi: l’accordo prevede il rilascio di 250 persone condannate all’ergastolo e 1.700 detenuti a partire dal 7 ottobre 2023, inclusi tutti i bambini e le donne incarcerate. Rimane da chiarire quanto tempo avrà Israele per effettuare queste liberazioni, ma si presume che avverrà subito dopo o in concomitanza con la restituzione degli ostaggi.
La “fase 1” del piano include anche la spedizione di cibo e beni di prima necessità a Gaza: i primi camion hanno già iniziato ad entrare e si prevede che a regime possano arrivare fino a 600 camion al giorno. Questo quantitativo, sebbene significativo, rispecchia le circa 500 unità giornaliere che entravano a Gaza prima del conflitto, a seconda del carico.