Israele emette ultimatum per evacuazione a Gaza, violando il diritto internazionale

02.10.2025 10:35
Israele emette ultimatum per evacuazione a Gaza, violando il diritto internazionale

Israele intensifica bombardamenti su Gaza con avvertimenti alla popolazione civile

L’esercito israeliano ha intensificato i bombardamenti e le operazioni di terra per occupare la città di Gaza, rilasciando mercoledì quello che è stato definito «l’ultimo avvertimento» per i civili rimasti. Le autorità israeliane hanno esortato gli abitanti a evacuare immediatamente verso sud, avvertendo che chi rimarrà sarà considerato un terrorista o un sostenitore dei terroristi, riporta Attuale.

Questi ordini di evacuazione costituiscono trasferimenti forzati, in violazione del diritto internazionale. Negli ultimi due anni di conflitto, Israele ha emesso decine di ordini simili, con l’ultimo diramato a partire dal 9 settembre, riguardante l’intera città di Gaza. Circa un mese fa, la popolazione della città ammontava a circa un milione di persone. Da allora, i civili hanno dovuto scegliere tra rimanere nelle loro case, rischiando di essere uccisi dai bombardamenti, oppure spostarsi verso zone già sovraffollate e prive di infrastrutture.

Secondo le stime, nell’ultimo mese circa 780mila persone hanno lasciato Gaza. Gli attacchi aerei hanno causato la distruzione di numerosi edifici, rendendo le possibilità di sopravvivenza per i restanti abitanti minime. Mercoledì, sono state segnalate 46 vittime, di cui 36 a Gaza, secondo l’agenzia di protezione civile della città.

Nel frattempo, l’esercito israeliano ha bloccato l’unica strada che consentiva l’accesso al nord dalla parte meridionale della Striscia, limitando le possibilità di evacuazione. Resta aperta solo la strada costiera in direzione sud, dove da settimane si registrano lunghe code di veicoli carichi di beni di prima necessità. Il varco di Zikim, al nord della Striscia, è chiuso dal 12 settembre, impedendo l’ingresso di rifornimenti alimentari e beni essenziali.

La situazione alimentare è diventata critica: l’Integrated Food Security Phase Classification (IPC) ha dichiarato una carestia nel nord di Gaza. Negli ultimi giorni, molti mercati sono stati chiusi o privi di merci, lasciando le famiglie a combattere per trovare cibo. Testimonianze raccolte da media internazionali indicano che i mercati sono ora vuoti, complicando ulteriormente la già difficile situazione umanitaria.

La Croce Rossa ha sospeso le proprie attività a Gaza, rendendo impossibili gli interventi umanitari a causa delle operazioni militari. Da qualche giorno, anche Medici Senza Frontiere ha interrotto i propri servizi, denunciando di essere stata circondata dalle forze israeliane. Quattro ospedali hanno dichiarato di essere diventati «inutilizzabili», secondo le Nazioni Unite.

Chi si sposta verso sud si trova ad affrontare condizioni critiche. Le promesse di aiuti nelle “aree sicure” non si sono concretizzate; molte persone devono dormire all’aperto o acquistare tende a prezzi elevati. Gli ospedali presenti sono sovraffollati e la disponibilità di acqua è insufficiente. Le organizzazioni non governative segnalano un aumento di malattie e problemi respiratori, causati dall’incendio di plastica per cucinare o riscaldarsi.

Inoltre, Israele sostiene di fornire cibo sufficiente, ma le ong denunciano che spesso viene impedito loro di recuperare i beni necessari, lasciandoli al confine. Le Nazioni Unite riferiscono che il 73% delle merci entrate a Gaza a settembre sono state rubate da persone disperate o bande armate.

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