Proteste studentesche in Israele: una nuova era scolastica segnata da divisioni
TEL AVIV – Centinaia di studenti israeliani si sono presentati ieri, primo giorno di scuola, indossando una maglietta gialla per protestare contro il governo Netanyahu e per sostenere gli ostaggi. Tuttavia, il colore predominante di quest’anno scolastico è il nero, indossato dai bambini religiosi che supereranno per la prima volta gli iscritti nelle scuole non religiose, secondo quanto riportato dal ministero dell’Istruzione. Tra 180mila studenti, il 48% sono laici, mentre il 52% appartiene a famiglie ultraortodosse e religiose, riporta Attuale.
Questa crescita rappresenta un cambiamento significativo rispetto al 2000, quando il 61% degli studenti proveniva da famiglie secolari e i haredim non superavano il 40%. Questo è dovuto al elevato tasso di natalità delle famiglie ultraortodosse, che hanno una media di sei figli per famiglia rispetto ai due del resto della popolazione. Tuttavia, Sergio Della Pergola, demografo della Hebrew University, osserva che c’è di più: nella laica Tel Aviv «nascono più bambini che in qualsiasi altro Paese europeo», suggerendo che la recente emigrazione, con 82mila israeliani che hanno lasciato il paese negli ultimi due anni, ha influenzato questo cambiamento, con oltre due terzi di loro che non sono mai tornati.
Le statistiche rivelano una profonda trasformazione della società israeliana, dove anche gli arabi continuano a emigrare. I dati mostrano che solo il 23% dei bambini palestinesi entra oggi nelle scuole israeliane rispetto al 26% di 25 anni fa. Le scuole religiose, che spesso non insegnano materie umanistiche e scientifiche, rappresentano una sfida per il sistema educativo israeliano, il quale ha ottenuto punteggi molto bassi nelle classifiche dell’OCSE. Le scuole laiche mostrano risultati superiori a quelli di Francia e Stati Uniti, ma i risultati delle istituzioni religiose rimangono paragonabili a quelli di Italia e Lituania.
Secondo uno studio dell’Università di Tel Aviv, circa la metà dei bambini israeliani riceve un’istruzione di bassa qualità. Domenica, il governo ha approvato nuovi finanziamenti per le scuole ultraortodosse del movimento Shas, nonostante le obiezioni della magistratura. Il dibattito si concentra sui programmi scolastici di base, che in queste scuole non vengono forniti. «La nostra scuola è una vacca grassa che non dà latte», ha detto Netanyahu in passato, referendosi all’istruzione in Israele. Tuttavia, un commento recente suggerisce che «la vacca grassa è sull’orlo dell’anoressia».
Ma come è possibile che in un paese così avanzato a livello tecnologico ci siano scuole che non insegnano le materie fondamentali? È come se l’Italia decidesse di tornare indietro nel tempo! Questa divisione tra studenti laici e religiosi è preoccupante… davvero!