Israele intensifica gli attacchi in Libano, causando oltre 250 vittime
Mercoledì, Israele ha condotto i bombardamenti più massicci e violenti sul Libano dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, con almeno 254 vittime e oltre mille feriti, riporta Attuale. Gli attacchi hanno colpito aree densamente popolate, precedentemente considerate relativamente sicure e non legate direttamente a Hezbollah, alleato dell’Iran e avversario di Israele. In un lasso di tempo di soli 10 minuti, le forze israeliane hanno effettuato circa cento bombardamenti, lasciando alla popolazione pochissimo tempo per cercare riparo.
Il governo libanese ha dichiarato gli attacchi una «chiara violazione del diritto internazionale» e un «crimine di guerra». Da parte sua, Israele ha giustificato le operazioni come una massiccia offensiva contro leader e miliziani di Hezbollah.
Secondo l’esercito israeliano, gli attacchi erano mirati a colpire i «centri operativi» di Hezbollah, e sono stati effettuati senza preavviso. Le forze israeliane affermano che i militanti di Hezbollah stiano abbandonando le loro posizioni nel sud del Libano e nei sobborghi meridionali di Beirut, come Dahieh, rifugiandosi in aree considerate sicure. Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha definito questi bombardamenti «il colpo peggiore per Hezbollah dall’Operazione Cercapersone», che ha avuto luogo nel settembre 2024.
Le conseguenze degli attacchi sono devastanti: numerose famiglie sono state uccise e edifici con centinaia di abitanti sono stati distrutti. Gli ospedali di Beirut sono stati gravemente sovraccaricati dal flusso di feriti, e sono stati lanciati appelli per donazioni di sangue in tutto il paese.
Non solo i miliziani di Hezbollah si stanno muovendo in altre aree a causa dei bombardamenti, ma anche molti libanesi sciiti stanno evacuando. Questo fenomeno crea forti tensioni sociali interne, dividendo le varie comunità religiose. I libanesi cristiani, sunniti e drusi temono che l’aumento della presenza di rifugiati sciiti possa rendere le loro aree obiettivo per nuovi attacchi israeliani, portando a una crescente opposizione alle politiche verso gli sfollati.
Oltre 1,2 milioni di libanesi sono stati sfollati dall’inizio del conflitto, con oltre 130.000 persone accolte in 660 centri sovraffollati a Beirut, come scuole e palazzetti dello sport. Gli sfollati provengono in gran parte dell’area a sud del fiume Litani, centro delle operazioni militari israeliane. Le forze di difesa israeliane hanno schierato sei divisioni, superando i 60.000 soldati, e hanno distrutto i ponti sul fiume per isolare questa sezione del Libano.
Ufficialmente, l’obiettivo di Israele è quello di creare una zona di sicurezza per proteggere le comunità nel nord di Israele, frequentemente sotto attacco da razzi di Hezbollah. Tuttavia, esponenti radicali del governo israeliano stanno avanzando l’idea di una vera e propria annessione dell’area, sostenendo che il Litani dovrebbe diventare il nuovo confine tra Israele e Libano. Questo concetto non è nuovo e risale a oltre un secolo fa, con David Ben Gurion che ne parlava già nel 1919.
La questione del confine rimane complessa, poiché tra Israele e Libano non esiste un confine riconosciuto, e Israele ha compiuto interventi militari nel territorio libanese sette volte negli ultimi cinquant’anni, inclusa l’attuale operazione, terminata con un cessate il fuoco nel novembre 2024.