Israele, Iran e Hamas: la guerra e il possibile accordo con la Siria

17.07.2025 01:25
Israele, Iran e Hamas: la guerra e il possibile accordo con la Siria

«Una possibile tregua a Gaza»

Un accordo tra Israele e Hamas riguardante il rilascio degli ostaggi trattenuti nella Striscia di Gaza sembra essere alla portata, o comunque «più probabile che no», come segnalato da un alto funzionario israeliano citato dal Times of Israel. Durante i colloqui mediati a Doha, si è registrata un’importante evoluzione, specialmente dopo che Israele ha acconsentito a ridurre significativamente la propria presenza militare nel sud di Gaza, in vista di una tregua di 60 giorni in discussione, riporta Attuale.

Fonti diplomatiche arabe coinvolte nei negoziati affermano che il governo israeliano ha accettato di ritirare le forze dal cosiddetto «Corridoio di Morag», che separa Rafah da Khan Younis, e di limitare la propria presenza anche nella stessa Rafah. L’idea di creare una controversa «città umanitaria» nel sud della Striscia, dove concentrare e filtrare la popolazione gazawi, viene quindi accantonata, quanto meno temporaneamente. Quest’ultima misura avrebbe potuto ostacolare un accordo con Hamas.

Dal canto suo, l’organizzazione palestinese avrebbe mostrato disponibilità a rinunciare alla richiesta di un impegno israeliano formale per un cessate il fuoco permanente, accettando invece una garanzia personale del presidente degli Stati Uniti riguardo al rispetto della tregua fino al raggiungimento di un accordo finale. Oggi, i negoziati mirano a uno scambio di 10 ostaggi israeliani vivi insieme ai corpi di 18 altri, in cambio del rilascio di un numero indeterminato di detenuti palestinesi. Attualmente, Hamas detiene circa 50 ostaggi, di cui almeno 28 sarebbero già deceduti secondo le informazioni fornite dall’esercito israeliano. Restano da chiarire, però, i dettagli riguardanti i meccanismi di distribuzione degli aiuti umanitari e l’identità dei detenuti da liberare.

Il capo di Stato maggiore israeliano, Eyal Zamir, ha dichiarato che i colloqui si trovano a «un punto critico» e che, in assenza di un accordo, l’operazione militare verrebbe «intensificata ed estesa». Tuttavia, un alto funzionario israeliano ha precisato che «la guerra non è un’ideologia, ma uno strumento», sottolineando che un’intesa diplomatica rimane una possibilità concreta. Secondo il Times of Israel, questo accordo sarebbe il risultato di una forte pressione esercitata dal mediatore statunitense Steve Witkoff e dell’attivismo del Qatar, che stasera ospiterà un incontro tra il primo ministro qatariota Mohammed bin Abdulrahman al Thani e il presidente Trump.

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