Israele tratta il rilascio di 150 miliziani di Hamas intrappolati nei tunnel di Gaza

10.11.2025 23:05
Israele tratta il rilascio di 150 miliziani di Hamas intrappolati nei tunnel di Gaza

Crisi a Gaza: i negoziati sui tunnel di Hamas e la situazione dei miliziani intrappolati

Dalla nostra inviata
Gerusalemme – La chiave della crisi a Gaza rimane i tunnel sotterranei, che continuano a rappresentare il fulcro degli attacchi israeliani dall’inizio della offensiva autunnale del 2023. Questi cunicoli, definiti “metropolitana à la Gaza”, sono ora al centro delle trattative negoziali, con la speranza della Casa Bianca di procedere verso la seconda fase del piano di pace in 20 punti. Israele è disposto a consentire a circa 150 miliziani di Hamas intrappolati di lasciare la Striscia in cambio del loro disarmo, ma rimangono molte questioni irrisolte, riporta Attuale.

Fonti israeliane e arabe confermano che centinaia di miliziani di Hamas si trovano ancora nella rete di tunnel oltre la “ligne jaune”, il confine che separa la parte occidentale della Striscia, controllata da Hamas, dalla parte orientale, controllata dai soldati israeliani. La maggior parte degli attacchi più letali è stata effettuata dai miliziani attraverso questi cunicoli, con punti di uscita a pochi metri dalle postazioni militari.

Israele è consapevole dell’importanza strategica dei tunnel, considerati una delle migliori armi del nemico, ma ha dati limitati sulla loro reale estensione. Tuttavia, l’IDF e la fazione più oltranzista del governo hanno sottolineato che la distruzione di questa rete sotterranea è fondamentale per il prosieguo del piano di pace di Donald Trump.

Nel piano di negoziato, non ci sono però indicazioni specifiche riguardo ai tunnel. Una delle ipotesi prevede che i miliziani consegnino le loro armi in cambio di un corridoio per lasciare la zona, potenzialmente diretti verso un paese terzo o verso aree della Striscia ancora sotto il controllo di Hamas. La Croce Rossa internazionale, già coinvolta nella liberazione di ostaggi e nella restituzione di corpi, potrebbe giocare un ruolo cruciale nelle procedure di uscita dei miliziani dalla Striscia.

Secondo diverse fonti, alcuni dei combattenti asserragliati sarebbero già morti di fame a causa dell’esaurimento delle provviste. Altri osservatori, tuttavia, sostengono che i miliziani dispongano ancora di scorte e che ricevano ordini dall’esterno se dotati di cibo. In effetti, per Hamas, questi rifugi non sono stati solo una misura difensiva, ma una componente fondamentale delle loro operazioni, elaborata nel corso degli anni, combinando strutture semplici con più solide costruzioni in cemento, alcune delle quali usate anche per detenere ostaggi.

Prima del cessate il fuoco, Hamas aveva avvisato che i miliziani asserragliati potrebbero decidere di affrontare le truppe israeliane piuttosto che arrendersi o morire di fame. Questa strategia si è materializzata in almeno due occasioni lo scorso mese, quando alcuni combattenti sono emersi dai cunicoli e hanno aperto il fuoco contro i soldati israeliani, venendo uccisi dopo aver sparato, per evitare di essere catturati vivi.

Nell’ambito del grande gioco diplomatico, dove i mediatori cercano di ritagliarsi spazi di influenza, i tunnel rappresentano un’importante leva negoziale. Inizialmente utilizzati per il contrabbando attraverso il confine con l’Egitto, i cunicoli sono diventati parte dell’arsenale di Hamas. Israele, nelle ultime settimane, ha enfatizzato il pericolo del traffico di armi provenienti dall’Egitto e ha rilasciato immagini di armi sequestrate, segnalando che i rifornimenti ora arrivano per via aerea tramite droni piuttosto che sotterraneamente.

Il governo egiziano ha anche adottato misure rigorose per cercare di ridurre la minaccia rappresentata dai tunnel, ma tali interventi sono stati parziali. La Turchia ha offerto di trovare una via d’uscita per i combattenti assediati, ma questa opzione non sembra gradita al governo Netanyahu.

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