Il Washington Post annuncia licenziamenti massicci e chiusura di redazioni
Mercoledì, il Washington Post ha comunicato il licenziamento di circa trecento dei suoi 800 giornalisti, insieme a una significativa riduzione del personale in altre aree, segnando un’importante contrazione per un’istituzione del giornalismo americano, riporta Attuale.
Queste drastiche misure sono il risultato di una crisi economica interna, influenzata da scelte strategiche controverse del proprietario Jeff Bezos. La volontà di Bezos di non scontentare il presidente Donald Trump ha assunto un ruolo incisivo, compromettendo la reputazione del Washington Post, che si era posto come difensore delle istituzioni democratiche.
Numerosi commentatori hanno analizzato la situazione, con articoli titolati in modo critico: The Atlantic scrive di come Bezos abbia distrutto il giornale, mentre il New Yorker e la Colombia Journalism Review evidenziano lo smantellamento della testata. Marty Baron, ex direttore esecutivo, ha espresso nei riguardi di questi eventi una preoccupazione per un’eventuale “spirale mortale” che potrebbe comportare una perdita di abbonati.
I tagli hanno colpito duramente, con la chiusura della redazione sportiva e di quella legata ai libri, e una consistente riduzione della redazione esteri. Il podcast quotidiano Post Reports verrà anch’esso chiuso. Le comunicazioni sui licenziamenti sono avvenute in una videoconferenza, con alcune persone scoperte mentre si trovavano all’estero per incarichi di lavoro.
Bezos ha acquisito il Washington Post nel 2013, portando inizialmente una rinascita con investimenti che hanno consentito al giornale di competere con il New York Times. Tuttavia, dal 2023 il giornale ha iniziato a registrare perdite significative, perdendo 77 milioni di dollari nel 2023 e un centinaio nel 2024, a causa di un’evidente saturazione del mercato e di un contesto mediatico favorevole ad altri attori.
Le problematiche interne sono exacerbate dalla riduzione dei ricavi pubblicitari e dall’evoluzione degli algoritmi dei social che penalizzano i contenuti giornalistici. Come sintetizzato da un membro dello staff, “la nostra dirigenza ha distrutto il nostro marchio”, e le decisioni di Bezos hanno allontanato i lettori più progressisti e generato dissenso tra i giornalisti.
Le pressioni interne hanno indotto molti colleghi a lasciare il giornale, evidenziando una mancanza di una visione strategica per il futuro. Le istituzioni sindacali stanno ora esortando Bezos a considerare un nuovo amministratore o addirittura una trasformazione del Washington Post in un’organizzazione senza scopo di lucro, sottolineando che le attuali perdite non giustificherebbero tali tagli se non per motivi strategici legati alla politica americana.