Jonathan Safran Foer: «Negli Usa la democrazia è in declino a causa dell’autoritarismo di Trump»

28.01.2026 07:35
Jonathan Safran Foer: «Negli Usa la democrazia è in declino a causa dell’autoritarismo di Trump»

La condizione degli Stati Uniti secondo Jonathan Safran Foer

DALLA NOSTRA INVIATA
MINNEAPOLIS – «Minneapolis non è un episodio, è una diagnosi. Quello che è successo là rivela la condizione dello Stato americano in questo momento: un governo sempre più disposto a esercitare forza letale senza giustificazione e poi a spiegare quella forza come se la spiegazione fosse un’assoluzione», afferma lo scrittore Jonathan Safran Foer, autore di romanzi quali Ogni cosa è illuminata e Eccomi. «È così che le democrazie marciscono, non attraverso una improvvisa tirannia, ma attraverso la normalizzazione della crudeltà. L’uccisione di civili da parte di agenti federali è trattata come deplorevole ma accettabile, tragica ma inevitabile. Quel linguaggio in sé stesso è un crimine. Quando lo Stato inizia a parlare in questo modo, prepara già il terreno per violenze peggiori. La Storia ha insegnato all’Europa questa lezione a un grande prezzo. L’America ora rifiuta di impararla», riporta Attuale.

I repubblicani possono spingere Trump in una direzione migliore? Secondo Foer, «La domanda fraintende la natura del regime. Trump non governa con la persuasione o la deliberazione, ma attraverso lo spettacolo, l’intimidazione, i test di fedeltà. Gli alleati repubblicani che adesso esprimono “preoccupazione” non stanno resistendo al potere, stanno negoziando la loro prossimità ad esso. I sistemi autoritari non si correggono dall’interno. Vanno in ritirata solo sotto pressione e spesso solo temporaneamente. Il paragone con la Groenlandia è rivelatore precisamente perché banalizza ciò che è in ballo. La Groenlandia era un teatro. Minneapolis è una fossa comune in divenire se questa logica continua. Se i leader repubblicani volessero alterare il corso degli eventi, chiederebbero limiti al potere esecutivo, anziché aggiustamenti di tono. Pochi finora hanno mostrato di averne il coraggio».

È vero che Trump si preoccupa di perdere sostenitori? Foer risponde: «La dichiarazione di Trump espone una brutale verità: l’empatia, nella sua visione del mondo, è subordinata a certe condizioni. Le vite non hanno lo stesso valore; il loro peso dipende dalla fedeltà. Questo non è un problema personale, è l’architettura morale del populismo autoritario. I cittadini sono divisi in “nostri” e “loro”. Il dolore diventa negoziabile. La giustizia diventa transazionale. Un leader che governa in questo modo può cambiare tattica per mantenere il potere, ma non cambierà mai direzione. La coscienza non è parte di questa equazione».

Cosa pensa dell’uso del termine “guerra civile”? Foer avverte: «L’espressione “guerra civile” rischia d’essere melodrammatica, ma escluderla completamente sarebbe un errore. L’America non è sull’orlo di campi armati che si affrontano sulla linea di battaglia, ma è già coinvolta in una guerra interna sulla realtà, sulla dignità, sull’appartenenza. Le guerre civili iniziano molto prima che venga sparato il primo colpo, quando in una società non c’è più accordo sul valore della vita umana, quando la violenza è giustificata presumibilmente nella difesa dell’ordine e quando il linguaggio diventa un’arma per far sembrare la crudeltà necessaria. In questo senso, la guerra è già cominciata, non nelle strade ma nell’immaginazione morale».

Cosa accadrà in futuro? Secondo Foer, «Ci sono solo due traiettorie. Una porta verso l’escalation: la repressione mascherata da amministrazione governativa, la protesta trattata come un’insurrezione e il lento svuotamento delle istituzioni democratiche finché ne rimangono solo i simboli. Questa strada non sempre porta alla guerra civile aperta; più spesso finisce nell’intorpidimento, nella paura e in una democrazia che esiste solo nominalmente. L’altra strada richiede la capacità di rendere conto in modo così reale che sarebbe doloroso: indagini indipendenti, limiti significativi alla forza federale e abbandono della politica di de-umanizzazione. Richiederebbe che gli americani respingessero il conforto di facili nemici e affrontassero la violenza incorporata dai loro stessi sistemi. La Storia non offre rassicurazioni su quale strada prevarrà. Ci dice solo che quando fallisce, fallisce perché troppe persone hanno aspettato che la moderazione si manifestasse da sola. In America la crisi non è di polarizzazione, è una crisi di legittimità morale. E la questione adesso non è se il Paese possa sopravvivere al disaccordo, ma se possa sopravvivere all’erosione della coscienza».

1 Comment

  1. Che tristezza vedere come la democrazia possa deteriorarsi in questo modo… Siamo così fortunati in Italia a vivere in una realtà diversa, anche se non priva di problemi. Ma l’idea che l’empatia sia subordinata a interessi politici è spaventosa. Dobbiamo rimanere vigili e non dare mai nulla per scontato!

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