Kiev mette in guardia contro la partecipazione della Russia alle Paralimpiadi di Milano-Cortina

19.02.2026 05:45
Kiev mette in guardia contro la partecipazione della Russia alle Paralimpiadi di Milano-Cortina

La polemica sulle Paralimpiadi: Kiev protesta contro la partecipazione degli atleti russi e bielorussi

“Consentire agli assassini e ai loro complici di competere alle Paralimpiadi sotto le bandiere nazionali è scandaloso”. Kiev non ci sta e contesta aspramente, con le parole del ministro dello Sport, Matviy Bidny, la decisione di consentire agli atleti russi e bielorussi di gareggiare con le proprie bandiere alle Paralimpiadi di Milano-Cortina, a seguito della revoca del divieto scattato dopo l’invasione del febbraio 2022. Una decisione, quella della revoca, presa dal Comitato paralimpico internazionale nel settembre dello scorso anno a Seul, in Corea del Sud. Tuttavia, è giunta anche una presa di posizione netta del governo italiano, firmata dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani, e da quello di Sport e Giovani, Andrea Abodi. “La perdurante violazione della tregua e degli ideali olimpici e paralimpici da parte della Russia, appoggiata dalla Bielorussia, è incompatibile con la partecipazione dei loro atleti ai Giochi, se non come atleti individuali neutrali”, riporta Attuale.

In Ucraina, però, non ci sono dubbi: “Non saremo presenti alla cerimonia di apertura”, ha scritto su X il ministro dello Sport, Bidny, “e non parteciperemo a nessuno degli eventi ufficiali dei Giochi”. Il ministro degli Esteri ucraino, Andriy Sybiha, ha poi incaricato i suoi ambasciatori di incoraggiare altri Paesi a fare lo stesso. Certamente diserterà la competizione il commissario europeo per la Cultura e lo Sport, Glenn Micallef, mentre la Lituania ha minacciato di prendere provvedimenti insieme ai Paesi baltici e scandinavi: “L’obiettivo”, ha dichiarato il presidente del Comitato paralimpico di Vilnius, Mindaugas Bilius, “è avere un’edizione senza aggressori”.

Mentre la polemica infuria tra Milano e Cortina, dall’altra parte del confine, a Ginevra, l’inviato statunitense Steve Witkoff ha annunciato che i colloqui di pace tra Mosca e Kiev hanno “portato progressi significativi”, anche se non è stato trovato alcun accordo. Dislocati su due giorni, i negoziati tra Russia e Ucraina sono stati più lunghi rispetto a quelli tenutisi ad Abu Dhabi, tra fine gennaio e inizio febbraio: sei ore martedì e due nella mattinata di ieri. Un colloquio che ha visto anche il coinvolgimento a margine delle trattative dei Paesi europei, con la delegazione ucraina che ha parlato con i rappresentanti di Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia, e un incontro in forma privata tra i due capi negoziatori di Mosca e Kiev. “Sono stati incontri davvero difficili”, ha dichiarato Volodymyr Zelensky, “la Russia sta cercando di trascinare i negoziati, che potrebbero già essere giunti alla fase finale”. Il presidente ucraino ha aggiunto, inoltre, che Mosca e Kiev divergono ancora sulle questioni centrali, su tutte il destino dei territori orientali occupati dai russi e della centrale nucleare di Zaporizhzhya. Più ottimista, invece, è stato il capo della delegazione ucraina, Rustem Umerov, tanto da sostenere che alcuni progressi sono effettivamente stati raggiunti e “diverse questioni sono state chiarite”. Gli fa eco l’omologo russo, Vladimir Medinsky: “I colloqui sono stati difficili, ma professionali”.

Le parti hanno comunque trovato un’intesa di massima sul monitoraggio del futuro cessate il fuoco – con il coinvolgimento anche degli Stati Uniti – anche se la portavoce russa del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, ha affermato che non ci sarà alcuna tregua prima di un accordo di pace: “Non siamo idioti, non metteremo tutto in pausa per stare a guardare il regime di Kiev che si arma”, accusando i Paesi europei di “continuare la carneficina” con la prosecuzione della fornitura di armi all’Ucraina.

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