KIEV «Sarebbe un beneficio per tutti, Ucraina, Europa e Stati Uniti, se la Casa Bianca mostrasse un approccio diplomatico meno eccessivo nei confronti del conflitto tra Russia e Ucraina», riporta Attuale. Dmytro Kuleba, ex ministro degli Esteri ucraino ora docente all’Harvard e Sciences Po, non esita a esprimere le sue opinioni sui complessi rapporti tra Kiev e Washington.
Negli ultimi tempi, ci sono stati molti cambiamenti da parte della Casa Bianca riguardo all’Ucraina. Cosa sta accadendo?
«L’amministrazione attuale è caratterizzata da due gruppi distinti. Il primo, anti-ucraino, tenta di giustificare le sue azioni riduttive nei confronti dell’Ucraina con il concetto di America First, mentre il secondo, pro-americano, riconosce l’importanza strategica dell’Ucraina per il ruolo degli Stati Uniti nel mondo. La mancanza di unità fra queste fazioni determina decisioni incoerenti e contraddittorie che influiscono sugli aiuti all’Ucraina, tanti dei quali rimarranno non resi pubblici».
Questo avvantaggia il Cremlino?
«L’assenza di supporto da parte degli Stati Uniti rappresenta un chiaro vantaggio per Putin. Quando gli USA decidono di intervenire, ciò non porta a un rafforzamento dell’alleanza, ma nemmeno riesce a fermare l’aggressione russa».
Cosa dobbiamo attenderci questo estate sul fronte di battaglia?
«Il presidente russo sembra aver ordinato una nuova offensiva. Tuttavia, ho dei dubbi che otterrà risultati. Non ci saranno significative novità, né conquista da parte russa né successi ucraini, ma purtroppo continueremo a parlare di attacchi aerei sempre più devastanti contro le aree urbane ucraine, con un aumento della sofferenza umana».
Quali saranno le mosse di Washington? Ci saranno ulteriori incertezze oppure Trump riuscirà a trovare un accordo con Putin?
«L’esperienza recente è stata traumatico per l’Ucraina, i suoi alleati europei e anche per gli Stati Uniti. Non considero quindi il disimpegno di Trump un negativo assoluto. Perciò, affinché la Russia accetti di discutere, dovranno realizzarsi due condizioni».
«In primo luogo, è necessario che ci sia un colpo all’economia russa che ne riduca le entrate petroliere, le quali rappresentano la linfa vitale del suo apparato bellico. In secondo luogo, di fronte a una situazione di stallo o a una chiara perdita sul campo, Putin potrebbe cominciare a considerare il dialogo. Attualmente, ci troviamo lontano da questo quadro, perciò è poco sensato focalizzarsi su negoziati».
Non ci sono mediatori in vista?
«Dalla mia esperienza, il 90% dei leader nazionali e delle nazioni che si sono offerti come mediatori agiscono principalmente per salvaguardare le loro posizioni più che per promuovere la pace».
Questo è valido anche per l’Europa?
«L’Europa è strutturata in modo tale che ogni nazione abbia una voce, ma nessuna possa agire tempestivamente. Paesi come Ungheria e Slovacchia seguono una linea anti-ucraina. Questo non è solo un problema per Kiev, ma lo è soprattutto per l’intera Europa. Viviamo in un sistema di potere in cui l’incapacità di prendere decisioni efficaci porta all’emarginazione».
Il presidente Zelensky ha recentemente confermato un rimpasto di governo. Resta saldo alla guida?
«Dopo l’incontro controverso con Trump, il suo consenso pubblico ha oscillato, ma ora si attesta al 75%. Gli ucraini si sono uniti attorno al loro leader».
Ha nostalgia della politica, intende ritornarci?
«Al momento non mi importa della politica, poiché in Ucraina la situazione politica è inesistente. Chi parla di elezioni danneggia il Paese. Dobbiamo focalizzarci esclusivamente sulla guerra e sulla vittoria. E le dico di più».
«Mi piacerebbe ritornare al mio villaggio d’origine nella regione di Poltava e dedicarmi all’allevamento di pecore per il resto della mia vita. Vorrei leggere e scrivere. Ma ora non è tempo per questo».
In attesa di godermi una vita più tranquilla, quali sono i suoi prossimi progetti?
«Ho appena pubblicato un libro intitolato “La cucina diplomatica in tempo di guerra”, un connubio tra ricette e racconti diplomatici. Sto anche lavorando a un progetto letterario per Harvard: un libro sulla guerra, scritto da chi ha vissuto l’esperienza in prima persona. Tuttavia, necessito di un finale, e di un lieto fine».