Kyiv chiede al CIO di fermare il ritorno degli atleti russi ai Giochi

09.01.2026 18:31
Kyiv chiede al CIO di fermare il ritorno degli atleti russi ai Giochi
Kyiv chiede al CIO di fermare il ritorno degli atleti russi ai Giochi

Il 9 gennaio 2026 l’Ucraina ha invitato il Comitato Olimpico Internazionale e la Federazione internazionale di bob e skeleton a escludere gli atleti russi ammessi in status neutrale dalle competizioni internazionali, incluse le Olimpiadi invernali del 2026 in Italia. La richiesta, riportata da Deutsche Welle, è stata avanzata dal Ministero della Gioventù e dello Sport ucraino, dal Comitato Olimpico Nazionale dell’Ucraina e dalla Federazione ucraina di bob e skeleton.

Secondo Kyiv, la condotta e l’attività pubblica di alcuni skeletonisti russi compromettono i principi fondamentali della Carta Olimpica e creano il rischio che lo sport venga utilizzato come strumento di influenza politica. Le autorità ucraine sostengono che determinate figure presentino legami con strutture militari della Federazione Russa, abbiano mostrato simboli vietati o espresso sostegno a persone e narrazioni collegate alla guerra contro l’Ucraina.

Neutralità contestata e precedenti regolamentari

Nel 2025 il tribunale d’appello della International Bobsleigh and Skeleton Federation ha giudicato illegittima la decisione del congresso della federazione che prevedeva l’esclusione totale degli atleti russi. A dicembre dello stesso anno, l’IBSF ha quindi pubblicato un regolamento che consente la partecipazione in status neutrale, senza bandiera né inno e con il divieto di dichiarazioni o contenuti che colleghino la partecipazione sportiva alla Russia.

Per Kyiv, questo approccio non elimina il problema di fondo. Anche la neutralità, sostengono le autorità ucraine, viene interpretata da Mosca come una tappa transitoria verso il pieno rientro sotto simboli nazionali, utile a veicolare l’idea che l’isolamento internazionale stia venendo meno. In tale ottica, il processo di riammissione avrebbe un valore politico superiore ai risultati sportivi.

Sport, responsabilità e propaganda

L’esclusione degli atleti russi dopo l’invasione su larga scala dell’Ucraina viene definita da Kyiv non come una punizione collettiva, ma come una risposta coerente a una grave violazione del diritto internazionale. Nella visione ucraina, lo sport contemporaneo è parte della diplomazia pubblica e non può essere separato dal contesto politico quando uno Stato conduce una guerra di aggressione.

Le istituzioni ucraine sottolineano che il sistema sportivo russo è stato a lungo integrato nei meccanismi di propaganda statale. Consentire il ritorno graduale alle competizioni, anche in forma neutrale, rischierebbe di indebolire il principio di responsabilità e di creare un precedente di concessioni selettive che favoriscono l’aggressore.

Un test per i valori olimpici

Il dibattito coinvolge direttamente il International Olympic Committee, chiamato a bilanciare l’autonomia dello sport con il rispetto dei valori etici su cui si fonda il movimento olimpico. Per Kyiv, ammettere atleti con legami militari o con posizioni pubbliche a sostegno della guerra contraddice l’essenza stessa dell’olimpismo.

La richiesta ucraina viene presentata come una difesa delle regole comuni e non come una misura punitiva mirata. In questo senso, l’esito della discussione su CIO e IBSF è osservato come un indicatore della capacità dello sport internazionale di resistere alle pressioni politiche e di evitare che le competizioni diventino una piattaforma di riabilitazione simbolica per uno Stato impegnato in un conflitto armato.

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