La Banca centrale russa valuta un nuovo taglio dei tassi tra pressioni interne e crisi latente

26.07.2025 15:05
La Banca centrale russa valuta un nuovo taglio dei tassi tra pressioni interne e crisi latente
La Banca centrale russa valuta un nuovo taglio dei tassi tra pressioni interne e crisi latente

Rallentamento dell’inflazione e segnali di stallo spingono verso un allentamento monetario

Secondo un’analisi pubblicata da Bloomberg, l’economia russa mostra crescenti segni di stress, alimentando le aspettative di un nuovo taglio del tasso d’interesse di riferimento da parte della Banca centrale. Il rallentamento dell’inflazione e le pressioni esercitate da funzionari e imprenditori, che temono una recessione, aprono la strada a una politica monetaria più accomodante. La maggior parte degli economisti interpellati prevede una riduzione della soglia attuale del 20%, con sei su dieci che ipotizzano un taglio di 200 punti base fino al 18%, mentre altri prevedono anche tagli più profondi o più graduali, tra 100 e 150 punti base.

A giugno 2025, la Banca centrale aveva già effettuato un primo taglio dal 21% al 20%, il primo dall’invasione dell’Ucraina nel 2022. Ma mentre allora l’istituto avvertiva che eventuali riduzioni future sarebbero state soggette a un’accelerazione dell’inflazione, oggi il vicegovernatore Oleg Zabotkin ha segnalato che, dati i nuovi indicatori macroeconomici, il prossimo intervento potrebbe essere ancora più deciso.

Segnali di raffreddamento dell’inflazione ma rischio stagnazione

La dinamica dei prezzi offre a Mosca una rara finestra di manovra. A giugno, il tasso d’inflazione annuo è sceso al 9,4%, con un rallentamento nella crescita dei prezzi quasi vicino all’obiettivo del 4%. Tuttavia, la pressione sul consumatore resta alta. Alcuni beni di prima necessità, come le patate, hanno registrato aumenti fino al 167% su base annua, alimentando tensioni sociali in un contesto di già fragile equilibrio interno.

Molti analisti russi sottolineano che, se la banca centrale non agirà rapidamente, il rischio è un “surriscaldamento” dei tassi reali che potrebbe aggravare il rallentamento dell’attività economica e portare a una crisi più profonda. Tuttavia, una politica monetaria più accomodante potrebbe permettere al Cremlino di liberare risorse da destinare alle spese militari, in un momento in cui l’economia nazionale si sta adattando alla nuova realtà delle sanzioni.

Un’economia sotto sanzioni, ma ancora capace di adattarsi

Malgrado i numerosi pacchetti sanzionatori, Mosca ha saputo in parte adattarsi, aggirando le restrizioni attraverso paesi terzi e flotte ombra impiegate per il commercio petrolifero. Il mercato interno resta sostenuto da ingenti spese pubbliche, mentre le esportazioni energetiche continuano a rappresentare un’ancora di salvezza, grazie anche alle lacune nei controlli sulle esportazioni e alla capacità della Russia di riorientare le vendite verso partner favorevoli.

Sebbene la crescita del PIL si sia ridotta all’1-2% nel 2025, i segnali di tenuta economica offrono al governo margine per continuare a finanziare la guerra in Ucraina. Questo solleva preoccupazioni tra i partner occidentali, che vedono nella stabilizzazione dell’economia russa una potenziale minaccia alla coesione delle sanzioni e alla pressione diplomatica su Mosca.

Implicazioni strategiche per l’Ucraina e l’Europa

Per l’Ucraina, l’ipotesi di una “ripartenza” dell’economia russa rappresenta un fattore demoralizzante per il fronte internazionale. Una Russia che appare in grado di sostenere finanziariamente il conflitto, anche a costo di ridurre la spesa sociale interna, rischia di minare la narrativa del logoramento economico del Cremlino. Inoltre, una politica monetaria più morbida e la riduzione degli shock esterni potrebbero rafforzare la capacità di Mosca di mantenere la pressione militare sul fronte ucraino.

Per l’Unione Europea, la sicurezza economica è parte integrante della sicurezza strategica. Le falle nel regime sanzionatorio, soprattutto nel comparto energetico e manifatturiero, continuano a indebolire gli sforzi di contenimento. Gli obiettivi a lungo termine — dalla riduzione dell’accesso della Russia alle tecnologie occidentali alla sua decapitalizzazione — restano validi, ma difficili da conseguire senza una maggiore unità e rigore nei controlli internazionali.

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