Attentato contro Sigfrido Ranucci: la camorra dietro l’azione violenta
Roma, 30 marzo 2026 – L’attentato contro Sigfrido Ranucci porta la firma della camorra, riporta Attuale. A rivelarlo è Massimo Giletti durante la puntata di questa sera de “Lo stato delle cose”, in onda su Rai3. “Pochi minuti fa ho avuto una notizia molto importante e delicata che riguarda Ranucci e l’attentato sotto casa sua”, spiega in una clip di anticipazione della puntata, ricordando che la notte del 16 ottobre scorso il conduttore di Report è stato vittima di un attentato. Nel mirino la sua auto parcheggiata davanti alla villetta del giornalista a Campo Ascolano, una piccola frazione di Pomezia, alle porte di Roma. “Qualcuno arriva, piazza dell’esplosivo sotto l’auto di Ranucci e scatena l’inferno”, afferma Giletti, ricordando la vicenda su cui indaga il pool antimafia della Procura di Roma.
“Si è parlato di una Panda nera, si è parlato di plastico: né uno né l’altro”, continua Giletti. “La macchina usata dagli attentatori non è una Panda nera, l’esplosivo probabilmente è preso da una cava ma non era plastico”. Giletti annuncia una notizia cruciale: gli autori dell’attentato appartengono alla camorra e sono arrivati dalla Campania per compiere l’azione violenta, utilizzando un mezzo diverso da quello inizialmente ipotizzato e tornando poi in Campania dopo l’attentato.
Sarà lo stesso Ranucci, il 4 novembre scorso, a raccontare per oltre un’ora in Commissione parlamentare Antimafia dell’ordigno “non rudimentale” che poteva “fare esplodere le auto a gas e far crollare la villetta” dove si trovava assieme alla famiglia. Il conduttore di Report ha elencato, a partire dal 2010, tutte le minacce ricevute a seguito di una serie di servizi mandati in onda dalla trasmissione di Rai Tre. Tra questi, indagini sulle stragi, infiltrazioni dei clan negli appalti, il caso Moro e l’omicidio Mattarella. Una parte dell’audizione è stata poi secretata.
A caldo, a pochi giorni dall’attentato, il 19 ottobre, Ranucci escludeva la pista politica nella matrice dell’attentato, puntando invece sulla criminalità: “Noi tocchiamo talmente tanti interessi e centri di potere – spiegava – che è impossibile capire l’origine, credo sia qualcuno legato alla criminalità, non credo nei mandanti politici”. La gravità dell’accaduto sottolinea l’emergenza della lotta alla criminalità organizzata nel Paese e la necessità di una maggiore protezione per i giornalisti che si espongono a rischi enormi. La vicenda di Ranucci rimane un simbolo della battaglia contro l’omertà e l’impunità che caratterizzano le operazioni delle mafie in Italia.