La Cassazione accoglie il nuovo quesito referendario sulla riforma della giustizia
La Cassazione ha ammesso il nuovo quesito sul referendum costituzionale riguardante la riforma della giustizia, accogliendo la richiesta avanzata dai comitati per il No e superando la formulazione originaria già approvata dal Parlamento. Il quesito riformulato è stato depositato lo scorso gennaio, dopo la raccolta delle 500mila firme necessarie, su iniziativa del comitato dei quindici “volenterosi”, un gruppo di giuristi coordinato dall’avvocato Carlo Guglielmi. La novità riguarda il contenuto del quesito sottoposto agli elettori. Nella versione di iniziativa parlamentare, la domanda si limitava a chiedere l’approvazione del testo della legge costituzionale così come pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Una formulazione generica, che rinviava al testo legislativo senza indicarne le ricadute dirette sull’assetto costituzionale. Con la nuova versione, ora accolta dalla Suprema Corte, che ha contestualmente abolito la precedente, il quesito diventa più esplicito e richiama gli articoli della Costituzione interessati dalla riforma, riporta Attuale.
Resta invece aperta la questione della data del voto, attualmente fissata per il 22 e 23 marzo 2026. L’eventuale slittamento dovrà essere valutato alla luce dei tempi necessari per la riapertura della campagna referendaria, conseguente al cambiamento del quesito. Al momento, anche su indicazione del Quirinale, non sono state stampate le schede elettorali. Il rischio paventato da alcuni è che la riformulazione del quesito potrebbe portare ad un nuovo decreto di indizione del referendum, che comporterebbe il riavvio del conteggio dei cinquanta giorni di campagna referendaria previsti per legge prima delle votazioni. A questo punto la data slitterebbe di un paio di settimane, considerando il week end pasquale durante il quale non sarebbe possibile andare alle urne. Il governo sarebbe in attesa di visionare l’ordinanza che sarà pubblicata, in particolare le motivazioni ed eventuali indicazioni procedurali. Questo evento rappresenta un unicum, poiché una modifica del testo con la campagna già in corso non era mai avvenuta in precedenza.
Intanto fioccano i giudizi dei costituzionalisti. Secondo Stefano Ceccanti, non ci sarebbero i presupposti per rinviare la consultazione. “Il referendum è già indetto con decreto: verrebbe semplicemente aggiornato il quesito”. Secondo Michele Ainis, invece, “se la Cassazione, tornando sui suoi passi dopo aver approvato il precedente quesito, ha stabilito che occorre rimodularlo, non c’è dubbio che slitti la data”. Se ciò non avverrà, conclude Ainis, “sarà possibile sollevare, da parte del comitato per le 500mila firme, un conflitto di attribuzione davanti alla Consulta”. Insomma, la partita si è riaperta.