La Cassazione annulla il dl sicurezza: rischi di incostituzionalità per il governo Meloni

27.06.2025 18:45
La Cassazione annulla il dl sicurezza: rischi di incostituzionalità per il governo Meloni

La Suprema Corte ha messo in luce numerose criticità. Sebbene il parere non sia vincolante, offre spunti per ulteriori ricorsi, riporta Attuale.

La Corte di Cassazione ha sostanzialmente rigettato il decreto sicurezza, fortemente voluto dal governo Meloni. Nella dettagliata relazione di 129 pagine, l’ufficio del Massimario ha identificato diverse problematiche, esaminando in particolare alcuni dei 14 nuovi reati previsti dal decreto, nonché le aggravanti di norme già esistenti, riscontrando ben 33 punti critici. In particolare, si evidenziano “la decretazione d’urgenza”, “l’eterogeneità delle norme” e “le sanzioni eccessive”, tutte circostanze che potrebbero compromettere il futuro del provvedimento, approvato frettolosamente tramite la scorciatoia del decreto d’urgenza, nonostante mesi di intenso dibattito parlamentare. È importante notare che il giudizio della Corte di Cassazione non è vincolante, ma sottolinea il pericolo di una “violazione dei principi di incostituzionalità in ambito penale”.

Per la Cassazione manca il criterio di urgenza con cui è stato approvato il decreto

Secondo l’Ufficio del Massimario della Cassazione, il decreto «replicates quasi alla lettera» il contenuto del disegno di legge pertinente, che era stato approvato dalla Camera dei deputati il 18 settembre 2024 dopo un’approfondita discussione e successivamente inviato al Senato. Nella relazione si legge che, per un unanime parere dei giuristi che hanno espresso la loro opinione, non vi è stato alcun «fatto nuovo rilevante» che possa essere considerato come «casi straordinari di necessità e di urgenza» tra il dibattito sulle Camere riguardante il ddl sicurezza e la decisione di trasformarlo in un decreto legge similare.

Le conseguenze di un iter accelerato di approvazione

La decisione di escludere il testo dall’iter legislativo ordinario e di presentarlo come decreto-legge comporterebbe, secondo la Cassazione, «una serie di conseguenze: l’accelerazione dei tempi di discussione e, di conseguenza, la limitazione della possibilità di apportare emendamenti, che saranno però considerati validi solo per il futuro. Ciò comporterebbe una compressione complessiva dei tempi e delle modalità di dibattito, di esame e di voto che dovrebbero caratterizzare l’attività legislativa, specialmente in settori coperti da riserva di legge, come i diritti di libertà e la legislazione penale».

La disomogeneità dei contenuti e la sproporzione di alcune sanzioni

In aggiunta, emerge «l’estrema disomogeneità dei contenuti presenti in questo testo». Per quanto riguarda le disposizioni che «definiscono il trattamento sanzionatorio, dato che esse influenzano la libertà personale dei destinatari, devono essere sottoposte a controllo» da parte della Corte, per accertare potenziali vizi di evidente irragionevolezza o la violazione del principio di proporzionalità, per evitare la possibilità di infliggere sanzioni non proporzionate all’effettiva gravità dell’azione commessa.

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