Bologna, 2 febbraio 2026 – La Corte di Cassazione stabilisce nuove linee guida per l’assegno di divorzio
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d’Appello di Bologna, rafforzando un principio ormai consolidato: “l’assegno di divorzio non è dovuto in automatico se c’è uno squilibrio tra le condizioni economiche degli ex coniugi”, riporta Attuale. L’Avvocato Valeria De Vellis, esperta in diritto di famiglia, ha commentato l’ordinanza 1999/2026, che ha chiarito ulteriormente i criteri per il riconoscimento dell’assegno divorzile.
La decisione della Corte stabilisce che per ottenere l’assegno non è sufficiente dimostrare un semplice squilibrio economico: chi lo richiede deve provare che la propria condizione finanziaria deteriorata è la conseguenza diretta di rinunce professionali a vantaggio della famiglia, decisioni condivise con l’ex coniuge. La Corte ha adottato una linea rigorosa riguardo all’onere della prova, richiedendo dimostrazioni concrete piuttosto che affermazioni generiche.
Nel caso esaminato, la moglie ha presentato una transizione da un lavoro full-time a uno part-time, ma non ha fornito dati concreti sul reddito perso né su quello che avrebbe potuto guadagnare continuando nel precedente impiego. La Cassazione ha chiarito che affermare di aver fatto sacrifici per la famiglia non è sufficiente: il danno economico deve essere supportato da dati oggettivi e verificabili per evitare presunzioni automatiche.
In merito alla funzione assistenziale dell’assegno, la Corte ha specificato che esso opera solo in presenza di un reale stato di bisogno. La disponibilità di un reddito annuo di circa 20.000 euro e di una casa di proprietà ha portato a escludere tale funzione. Questo non implica che patrimonio e reddito siano incompatibili con l’assegno, ma evidenzia l’importanza di prove concrete per giustificare il diritto a tale sostegno.
Il significato giurisprudenziale della decisione si allinea a una tendenza che enfatizza la responsabilizzazione individuale: l’assegno divorzile non è più visto come un’assicurazione sulla vita, ma come uno strumento di protezione da riconoscere solo in base a prove rigorose delle concrete opportunità economiche perse dedicandosi alla famiglia.
Infine, la Corte ha trasmesso un messaggio culturale significativo: l’idea che, con l’arrivo dei figli, uno dei genitori, spesso la madre, debba sacrificare il proprio percorso professionale è obsoleta e rischiosa nel contesto di un eventuale divorzio. I sacrifici devono essere condivisi, e se si decide che solo uno deve sopportarli, tale accordo deve essere formalizzato durante il matrimonio. Non si tratta di mancanza di fiducia, ma di lealtà, rispetto reciproco e autentica parità di genere.
Mah, alla fine è giusto che l’assegno di divorzio non venga erogato automaticamente. Troppo spesso si dà per scontato che uno debba mantenere l’altro senza capire le vere dinamiche economiche. È importante che chi richiede il sostegno dimostri realmente il danno subito, altrimenti diventa una pura formalità. Bisogna che ci siano più equità e responsabilità.