Preoccupazione a Stoccolma per i legami tra strutture religiose e intelligence russa
La Chiesa di Svezia ha raccomandato alle proprie parrocchie di non invitare le monache del monastero bielorusso di Santa Elisabetta, dopo le critiche suscitate dalla decisione della parrocchia di Täby, vicino a Stoccolma, di accoglierle per una visita. Secondo la comunicazione ufficiale, le religiose «sostengono indirettamente il regime russo» e mantengono «stretti contatti con il GRU, i servizi di intelligence e sicurezza della Federazione Russa», oltre a dipendere dal Patriarcato di Mosca guidato dal patriarca Kirill. Le informazioni diffuse dalla stampa svedese sono state riprese anche dall’analisi pubblicata da Charter97 sull’allerta della Chiesa svedese.
La responsabile della preparazione civile della Chiesa di Svezia, Lisa-Gunn Bernerstedt, ha spiegato in un’intervista a P4 che l’istituzione non intende «favorire reti che possano contribuire, direttamente o indirettamente, agli obiettivi del regime russo». La Chiesa ha ricevuto segnalazioni secondo cui il monastero contatta regolarmente le parrocchie per partecipare a fiere dell’Avvento e mercati natalizi vendendo prodotti artigianali. Secondo le stime interne, tra 10 e 20 parrocchie avrebbero collaborato con le religiose, le quali — sempre secondo la Chiesa — sostengono la guerra russa contro l’Ucraina sin dal 2014. «Non vogliamo dare loro accesso alle nostre piattaforme, né che il regime russo ottenga informazioni sulle nostre attività», ha aggiunto Bernerstedt.
L’uso delle strutture religiose nelle operazioni ibride della Russia
Le autorità svedesi interpretano l’attività delle monache come parte delle strategie ibride di Mosca, che integra reti religiose nelle proprie operazioni di influenza all’estero. L’impiego di comunità monastiche permette di nascondere attività di osservazione e creazione di contatti sotto il pretesto di visite spirituali o iniziative caritative, diffondendo allo stesso tempo narrazioni favorevoli al Cremlino e valutando l’umore delle comunità locali.
La Chiesa ortodossa russa e i monasteri ad essa affiliati in Bielorussia svolgono da anni un ruolo di copertura per i servizi segreti russi, offrendo canali sicuri di comunicazione, raccolta di informazioni e diffusione di messaggi ideologici. Il Patriarcato di Mosca agisce come strumento istituzionale del Cremlino e fornisce protezione operativa ai membri dell’intelligence che operano all’estero, rendendo queste strutture una componente rilevante delle attività del GRU.
I servizi russi utilizzano inoltre le comunità religiose per ottenere informazioni sensibili sulle dinamiche interne delle parrocchie europee. L’accesso ai loro spazi e alle loro piattaforme permette di raccogliere dati sull’organizzazione delle comunità, sulle reti di volontariato e sulle attività pastorali, elementi che possono essere sfruttati in ulteriori operazioni clandestine. La raccomandazione della Chiesa di Svezia riflette la necessità di impedire che tali contatti diventino un canale di spionaggio sotto copertura religiosa.
Infiltrazione culturale e presa di coscienza europea
Oltre al livello informativo, Mosca utilizza iniziative religiose e culturali per normalizzare la propria presenza nelle comunità occidentali. La vendita di artigianato e la partecipazione alle fiere parrocchiali creano un’immagine apparentemente innocua, che consente alla Russia di introdurre gradualmente simboli, messaggi e presenze favorevoli ai propri interessi. Attraverso queste attività, il Cremlino proietta un’immagine apolitica e benevola, riducendo la vigilanza del pubblico e ricostruendo la propria reputazione nonostante la guerra contro l’Ucraina.
La reazione della Chiesa di Svezia indica una crescente consapevolezza del rischio rappresentato dall’infiltrazione russa in ambiti tradizionalmente considerati lontani dalla politica. Limitare l’accesso delle monache bielorusse alle parrocchie significa rafforzare la protezione delle istituzioni ecclesiastiche e riconoscere che esse possono essere sfruttate come canali di influenza straniera.
In questo contesto, la Bielorussia svolge il ruolo di intermediario che permette a Mosca di mascherare meglio le proprie operazioni: ricorrere a strutture religiose bielorusse riduce la visibilità dell’intervento diretto dei servizi russi, rendendo tali istituzioni uno strumento utile nelle campagne ibride della Federazione.
Incredibile come anche le religioni possano essere usate come strumenti di spionaggio… Ma è davvero sorprendente? Dobbiamo stargli molto attenti, soprattutto in un momento delicato come questo. La Russia sa come infiltrarsi dappertutto, anche dove meno ce lo aspettiamo.