La Chiesa ortodossa russa legittima le unioni di fatto, ma solo per i militari caduti in Ucraina

19.07.2025 20:30
La Chiesa ortodossa russa legittima le unioni di fatto, ma solo per i militari caduti in Ucraina
La Chiesa ortodossa russa legittima le unioni di fatto, ma solo per i militari caduti in Ucraina

Mosca, 18 luglio 2025 — Per la prima volta nella storia recente, la Chiesa ortodossa russa ha ufficialmente riconosciuto le unioni non matrimoniali, sostenendo un’iniziativa legislativa che garantisce benefici sociali alle compagne non sposate dei militari russi coinvolti nella guerra contro l’Ucraina. La misura, approvata in prima lettura dal Comitato Difesa della Duma, è riservata esclusivamente ai partecipanti alla cosiddetta “operazione militare speciale” (SVO).

La proposta di legge e il sostegno del Patriarcato

Il progetto, presentato da un gruppo interpartitico guidato dal presidente della Duma Vyacheslav Volodin, mira a fornire sostegno legale alle cosiddette “mogli civili” dei soldati caduti o dispersi nel conflitto in Ucraina. Il provvedimento, che si avvia ora alla seconda lettura, ha ricevuto il sostegno esplicito del Patriarca Kirill, segnando un cambio radicale nella posizione della Chiesa ortodossa sul tema della convivenza fuori dal matrimonio.

Nel suo messaggio ufficiale al presidente della Duma, pubblicato il 16 luglio dal senatore Andrej Klishas, il Patriarca ha scritto che la Chiesa ortodossa russa sostiene le modifiche legislative «per garantire alle compagne civili dei caduti e ai loro figli un pacchetto di garanzie sociali, analogamente a quanto previsto dai decreti del Presidium del Soviet Supremo dell’URSS nel 1944 durante la Seconda guerra mondiale».

Un cambio di rotta nella dottrina religiosa

La posizione della Chiesa segna una svolta sorprendente. Per anni, il Patriarcato aveva condannato con forza la convivenza non ufficiale come un “peccato” e un sintomo di “decadenza morale”. Ora, nel pieno della mobilitazione per la guerra, la stessa istituzione religiosa sembra rivedere le proprie fondamenta dottrinali per sostenere il fronte interno.

Il 17 luglio, la superiora Kseniya (Chernjega), responsabile del dipartimento giuridico del Patriarcato di Mosca, ha confermato che la Chiesa ortodossa appoggia l’iniziativa legislativa sulle unioni di fatto, ma solo se riguardano i militari morti o dispersi nella SVO.

Il disegno di legge e le implicazioni giuridiche

Il disegno di legge, in fase di revisione finale presso il Comitato per la costruzione dello Stato della Duma, propone l’estensione delle agevolazioni sociali anche alle vedove non sposate, a condizione che vi siano prove chiare della convivenza e dei legami familiari. Tuttavia, queste relazioni non saranno completamente equiparate al matrimonio legale, ma considerate alla luce della “protezione degli interessi dei membri di famiglia di fatto”.

L’iniziativa si inserisce nell’ambito di un più ampio sforzo del governo russo per rafforzare il consenso interno alla guerra, garantendo riconoscimento e supporto a chi ha perso un partner sul campo di battaglia, anche al di fuori delle forme tradizionali di famiglia.

Un compromesso morale e politico

La legittimazione religiosa delle unioni civili, seppur limitata, appare motivata dalla necessità di sostenere il morale nazionale e il potenziale mobilitativo. Ma il prezzo è alto: la Chiesa, una volta inflessibile nel condannare ogni forma di convivenza non sancita dal sacramento del matrimonio, ora modifica la propria posizione per assecondare le esigenze dello Stato.

Questo cambio di rotta solleva interrogativi sulla coerenza morale dell’istituzione ecclesiastica, che un tempo dichiarava inaccettabile la vita di coppia senza benedizione divina, mentre oggi sostiene che, in tempo di guerra, anche il peccato può diventare dovere.

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