La Cina registra un surplus commerciale record di 1.200 miliardi di dollari nel 2025, nonostante i dazi statunitensi

14.01.2026 11:35
La Cina registra un surplus commerciale record di 1.200 miliardi di dollari nel 2025, nonostante i dazi statunitensi

Il surplus commerciale della Cina raggiunge un record storico di 1.200 miliardi di dollari nel 2025

Nel 2025, la Cina ha registrato un surplus commerciale di quasi 1.200 miliardi di dollari, superando qualsiasi risultato precedente nella storia globale. Questo risultato rappresenta un incremento del 20% rispetto al 2024, nonostante i dazi e la guerra commerciale avviata dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, tesa a limitare l’espansione delle industrie cinesi, riporta Attuale.

Le esportazioni cinesi verso gli Stati Uniti sono calate di circa il 20%, ma ciò non ha impedito un aumento significativo delle esportazioni verso altri mercati globali, inclusi l’Europa e il sud-est asiatico, con un incremento rispettivamente dell’8,4% e del 13,4%. Quest’ultimo è particolarmente rilevante, poiché le analisi suggeriscono che la Cina stia utilizzando paesi come Thailandia e Vietnam per aggirare i dazi, rimuovendo i prodotti attraverso questi canali prima di raggiungere gli USA.

Nel contesto dell’aumento delle esportazioni, le importazioni cinesi sono rimaste pressoché invariate rispetto all’anno precedente, con un lieve aumento registrato negli ultimi mesi del 2025. Questo indica una continua propensione della Cina a esportare beni, mentre le importazioni riscontrano un stagnazione.

Tutta questa dinamica è il frutto di una strategia ben definita dal Partito comunista cinese, volta a incrementare l’autosufficienza del paese e a ridurre la dipendenza dall’estero. Secondo i piani della leadership cinese, il paese dovrebbe essere in grado di produrre tutto internamente, dai beni di consumo di base ai microchip, per evitare vulnerabilità in caso di crisi economiche o conflitti internazionali.

Attraverso un mix di sussidi e politiche incentivanti, la Cina sta spingendo la propria industria a espandere la produzione e a diventare sempre più competitiva sul piano globale. Tuttavia, questa spinta ha portato a un problema di sovrapproduzione, costringendo le industrie a focalizzarsi maggiormente sulle esportazioni, dato che il mercato interno non riesce a sopportare l’eccesso di offerta.

Infine, le esportazioni cinesi beneficiano di diversi vantaggi competitivi. Mentre la Cina si trova in una fase di deflazione, l’Occidente ha visto un aumento dell’inflazione negli ultimi anni. Questo scenario consente alle industrie cinesi di mantenere prezzi bassi, dettando condizioni di favore sui mercati internazionali. Inoltre, la svalutazione dello yuan favorisce la competitività dei beni cinesi all’estero, rendendoli più appetibili rispetto ai prodotti importati.

Le preoccupazioni a livello internazionale riguardo l’inarrestabile crescita delle esportazioni cinesi stanno crescendo, con analisti che parlano di un nuovo “China shock”. Questo fenomeno richiama alla memoria gli anni 2000, quando l’ingresso della Cina nell’OMC ha causato gravi crisi nei settori industriali di Stati Uniti e Europa. Il presidente francese Emmanuel Macron ha recentemente descritto la situazione come “insostenibile” per le economie concorrenti.

Recentemente, la direttrice del Fondo monetario internazionale, Kristalina Georgieva, ha avvertito che la Cina, in qualità di seconda economia mondiale, non può continuare a basare la propria crescita esclusivamente sulle esportazioni, avvertendo che tale approccio potrebbe inasprire le tensioni commerciali globali.

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