Roma, 3 settembre 2025 – La situazione della sanità italiana si fa preoccupante secondo l’analisi della Fondazione Gimbe, che si basa sui dati forniti dal Ministero della Salute. Solo 13 regioni del Paese rispettano gli standard minimi per l’erogazione delle cure essenziali previste dal Servizio sanitario nazionale (Livelli essenziali di assistenza). L’analisi evidenzia un persistente divario tra Settentrione e Meridione, con anche le regioni storicamente solide che perdono punti. La situazione richiede una valutazione accurata, riporta Attuale.
La Fondazione Gimbe suddivide le regioni in adempienti e inadempienti, a seconda della capacità di garantire gli standard minimi di assistenza. Ogni regione è valutata sulla base di un ampio elenco di indicatori suddivisi in tre macro-aree: prevenzione, assistenza distrettuale e assistenza ospedaliera. Per essere considerata adempiente, una regione deve ottenere almeno 60 punti in ciascuna di queste aree.
Promossi e bocciati
Tra le regioni promosse figurano Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Provincia Autonoma di Trento, Piemonte, Puglia, Sardegna, Toscana, Umbria e Veneto. Rispetto al 2022, la Campania e la Sardegna hanno guadagnato il riconoscimento di adempienti, mentre Basilicata e Liguria sono retrocesse. Inoltre, si trovano ancora inadempienti Calabria, Molise e Provincia Autonoma di Bolzano, a causa di insufficienze in un’area, mentre Abruzzo, Sicilia e Valle d’Aosta non soddisfano i requisiti in due aree.
La classifica parziale delle regioni rivela ulteriormente il divario tra il nord e il sud del Paese. “Tra le prime 10 regioni – osserva Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione – 6 appartengono al nord, 3 al centro e solo 1 al sud, con le ultime 7 posizioni occupate esclusivamente da regioni del Mezzogiorno”, afferma Cartabellotta.
La classifica delle regioni
In cima alla classifica si posiziona il Veneto con 288 punti, seguito dalla Toscana (286) e dall’Emilia Romagna (278), equamente condivisa con la provincia di Trento (278). Al quinto posto troviamo il Piemonte (270), seguiti da Lombardia (257), Umbria (257) e Marche (248). Chiudono la top ten Friuli Venezia Giulia (235) e Puglia (228). Le regioni in zona critica includono la Liguria (219), Lazio (216) e Campania (206), mentre sotto la soglia di sufficienza ci sono la Provincia di Bolzano (202), Molise (193), Sardegna (192), Basilicata (189), Abruzzo (182), Calabria (177) e infine Sicilia (173) e Valle d’Aosta (165).
In peggioramento
Otto regioni hanno visto un peggioramento rispetto al 2022, come sottolineato dalla Fondazione Gimbe. Lazio e Sicilia riportano una perdita di 10 e 11 punti rispettivamente, mentre la Lombardia ha subito una flessione di 14 punti e la Basilicata addirittura di 19. “La diminuzione delle performance, anche in regioni tradizionalmente solide, evidenzia che la stabilità del Ssn non è più assicurata nei territori con maggiori risorse o una reputazione sanitaria consolidata. È un campanello d’allarme che non può essere ignorato”, afferma Cartabellotta. Al contrario, le regioni del Mezzogiorno, Calabria e Sardegna, mostrano significativi miglioramenti, con aumenti rispettivi di 41 e 26 punti.
Incredibile, ma la situazione della sanità in Italia è davvero allarmante! 😡 Chi l’avrebbe mai detto che il Nord e il Sud avrebbero avuto questo divario così marcato? Campania e Sardegna che migliorano sono una bella notizia, ma non possiamo ignorare le difficoltà del resto del Paese… E che ne sarà delle nostre cure in futuro?