La Corte Suprema Usa valuta la legittimità dei dazi imposti da Trump

08.11.2025 17:45
La Corte Suprema Usa valuta la legittimità dei dazi imposti da Trump

La Corte Suprema degli Stati Uniti Valuta il Futuro dei Dazi di Trump

Questa settimana, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha avviato le udienze su un caso che potrebbe portare all’annullamento della maggior parte dei dazi imposti dall’amministrazione Trump nei confronti di altri paesi. Sebbene Trump lo abbia definito “uno dei casi più importanti della storia del nostro paese”, è un’esagerazione; tuttavia, un possibile ribaltamento della sentenza potrebbe avere conseguenze significative sull’economia statunitense, riporta Attuale.

Se la Corte decidesse di dichiarare incostituzionali i dazi, il governo potrebbe dover rimborsare alle aziende americane tutti i proventi ottenuti fino ad ora. Le stime indicano che gli Stati Uniti hanno incassato tra i 90 e i 140 miliardi di dollari grazie ai dazi, e la somma totale da restituire potrebbe raggiungere centinaia di miliardi di dollari, o addirittura mille miliardi, a seconda della durata dell’attesa per la sentenza finale.

Il caso in discussione riguarda la questione se Trump abbia abusato del proprio potere imponendo dazi attraverso una legge del 1977, l’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA). Questa legge consente al presidente di dichiarare uno stato di emergenza nazionale in caso di una minaccia straordinaria alla sicurezza nazionale o all’economia degli Stati Uniti.

Lo IEEPA non menziona esplicitamente i dazi; i legislatori degli anni Settanta si riferivano probabilmente a misure come embarghi commerciali. Tuttavia, Trump sostiene che la legge gli conferisca il potere di imporre dazi, citando una presunta emergenza nazionali derivante dagli squilibri commerciali. Questo segna la prima volta in cui un presidente utilizza l’IEEPA per stabilire dazi.

Sulla base di queste argomentazioni, Trump ha imposto dazi “reciproci” contro vari paesi, tra cui l’Unione Europea e la Cina, nonché misure contro Messico, Cina e Canada per non aver contrastato adeguatamente la diffusione del fentanyl.

La causa è stata avviata da piccoli imprenditori e stati americani, che affermano che Trump non ha il diritto di imporre dazi usando l’IEEPA e quindi le misure esistenti dovrebbero essere dichiarate illegali. Dalle prime udienze, sembra che la maggioranza dei nove giudici, sei dei quali nominati da presidenti repubblicani, abbiano espresso scetticismo riguardo all’utilizzo dell’IEEPA da parte di Trump.

Un punto critico sollevato dai giudici riguarda se gli squilibri commerciali rappresentino un’“emergenza nazionale” che giustifichi misure straordinarie. La giudice Amy Coney Barrett ha interrogato l’avvocato dell’amministrazione, chiedendo se tutti i paesi dovessero subire dazi per una minaccia percepita alla difesa e all’industria americane.

Un ulteriore punto di discussione è se i dazi siano da considerarsi misure commerciali legittime o tasse, non autorizzate dall’IEEPA. La maggior parte dei giudici sembra concordare con la definizione di dazi come imposte, sia pur di natura particolare, contraddicendo la posizione sostenuta dall’amministrazione. Inoltre, se i dazi sono imposti come tasse, questo costituirebbe un abuso dei poteri del Congresso, che ha l’autorità esclusiva di stabilire e riscuotere le tasse.

Ci vorrà tempo prima di conoscere l’esito della causa e le opinioni dei giudici potrebbero evolversi. Tuttavia, se la Corte Suprema dovesse dichiarare illegali i dazi imposti attraverso l’IEEPA, significherebbe l’annullamento di tre quarti delle misure imposte da Trump, comprese quelle più severe contro la Cina, l’Europa, l’India, il Giappone e altri paesi. È anche probabile che le aziende statunitensi debbano ricevere un rimborso.

Trump possiede altre leggi oltre all’IEEPA che potrebbe utilizzare per imporre dazi, come il Trade Expansion Act del 1962. Tuttavia, l’inattivazione dell’IEEPA ridurrebbe significativamente il potere di Trump di imporre misure immediate senza controlli esterni, minando ulteriormente la sua posizione negoziale.

Inoltre, la fine della minaccia di dazi potrebbe rinegoziare vari accordi commerciali stipulati con paesi come l’Unione Europea, il Giappone e la Corea del Sud, che avevano fatto concessioni in seguito alla pressione dei dazi.

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