La crescente violenza nelle città italiane: un fenomeno preoccupante e inarrestabile

05.11.2025 08:15
La crescente violenza nelle città italiane: un fenomeno preoccupante e inarrestabile

Un’epidemia di violenza quotidiana in Italia: la crescente brutalità degli attacchi

Roma, 5 novembre 2025 – Esci di casa, ti avvii verso il lavoro, immersa nei pensieri di sempre. Una mattina come tante. Poi, all’improvviso, uno sconosciuto ti aggredisce alle spalle. Non c’è un motivo, non c’è un preavviso. In pochi secondi, la tua vita è in pericolo. In un tempo in cui la guerra si combatte da remoto – con droni, missili, comandi a distanza – colpisce la brutalità di una violenza che si consuma da troppo vicino. Non sui fronti armati, ma nei luoghi della quotidianità: stazioni, treni, marciapiedi, case. Non con armi sofisticate, ma con coltelli da cucina, cacciaviti, oggetti comuni trasformati in strumenti d’attacco, riporta Attuale.

Negli ultimi mesi, gli episodi di violenza si sono moltiplicati. A Milano, una donna è stata colpita con una lama da trenta centimetri. In Inghilterra, un uomo ha accoltellato diversi passeggeri su un treno affollato. In Italia, bande di adolescenti si affrontano con machete nei centri urbani, per motivi banali, amplificati dai social. E poi ci sono i femminicidi: uomini che pedinano, aspettano, colpiscono con ferocia anche davanti a passanti e polizia. Non accettano la separazione, non riconoscono l’altra come soggetto autonomo. L’omicidio diventa annientamento del legame.

Questa violenza non è casuale. È sintomo di vuoti relazionali, incapacità di gestire emozioni, elaborare la frustrazione, riconoscere l’alterità. Rimane il coltello. Il contatto diventa solo letale, in modo ravvicinato. La ferita diventa il surrogato del contatto. “Ho accoltellato una compagna. Non ho provato niente. Né paura, né colpa. Ridevo e non capivo perché”, racconta una ragazza ora in comunità.

In un mondo dominato da emulazioni e connessioni digitali, ma povero di legami reali e affettivi, la violenza nasce dalla solitudine, dal conformismo e dalla mancanza di cura. Serve un nuovo sguardo, una consapevolezza capace di ripensare la sicurezza come responsabilità condivisa, oltre la paura e l’insicurezza.

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