Crisi dei carburanti a Cuba: un’emergenza crescente che colpisce l’intera economia
La crisi dei carburanti a Cuba rappresenta la sfida più urgente per l’isola, aggravando ulteriormente una situazione economica già critica. La mancanza di petrolio ha conseguenze dirette sulla mobilità, con auto, taxi, bus e camion immobilizzati. Inoltre, l’erogazione elettrica è compromessa, visto che le centrali elettriche dipendono dal petrolio, limitando le ore di energia e aumentando il ricorso a generatori domestici. Gli alti costi del carburante rendono il trasporto di cibo e merci più oneroso, incidendo direttamente sui prezzi al consumo, riporta Attuale.
Acquistare beni alimentari e prodotti essenziali è una sfida costante per i cubani, particolarmente per chi non possiede valuta straniera. Il sistema economico, complesso e centralizzato, si basa su negozi statali che tendono a essere sempre più vuoti e su strutture private nate dalla liberalizzazione delle micro, piccole e medie imprese (Mipymes). Sebbene le bodegas statali offrano un paniere di prodotti basilari a prezzo accessibile tramite un sistema di razionamento, la disponibilità è drasticamente ridotta e la qualità dei beni scesa.
In febbraio, solo zucchero di canna, riso cinese e succhi per bambini erano disponibili in una bodega a Pinar del Rio. Le persone entrano con il tesserino, e la commessa pesa e distribuisce il cibo in sacchetti portati da casa. Altri beni, come aceto e uova, sono disponibili ma a prezzi superiori e senza tessera. Le bodegas sono considerate un aiuto statale limitato e peraltro insoddisfacente, costringendo i cubani a rivolgersi anche ai mercati informali, dove i prezzi sono spesso insostenibili, specialmente per coloro che vivono con salari medi di circa 6.500 pesos cubani, meno di 15 euro al cambio attuale.
Il mercato privato è in espansione, con una proliferazione di negozi ricavati da abitazioni che offrono beni di ogni tipo, anche se a costi elevati. I supermercati e i negozi, principalmente a L’Avana, consentono di ordinare prodotti dall’estero, rendendo accessibili articoli che richiedono spese enormi, per la maggior parte al di fuori della portata della popolazione locale.
Leonardo Padura, noto scrittore cubano, osserva come le riforme dirette a migliorare la situazione economica abbiano amplificato le disuguaglianze sociali: “Il Mypime ha aumentato le differenze sociali fra una piccola parte di cubani, che si è arricchita, e la maggioranza, che si è impoverita”. La riforma monetaria del 2021, che ha unificato le due valute esistenti, ha aggravato la devaluazione del peso cubano rispetto al dollaro, creando un sistema di cambio duale in cui le persone si trovano in difficoltà nel prelevare il denaro necessario per acquistare anche i beni più comuni.
Il costo del denaro è regolato dalle banche, le quali limitano i prelievi, richiedendo ai cittadini di fare lunghe code per accedere ai propri stipendi. Un sistema che ha costretto la maggior parte della popolazione a intraprendere attività extra legate al turismo per guadagnare valuta forte. Il governo cubano, nel tentativo di contenere la fuga di capitale, affronta anche l’embargo statunitense, che complica ulteriormente le operazioni economiche e finanziarie, contribuendo alla crisi attuale.
La situazione si fa ancor più critica nel settore turistico, in crisi post-pandemia: la scarsità di carburanti porta a una riduzione dei voli e dei trasporti interni, costringendo i visitatori a fronteggiare costi più elevati e vari disagi quotidiani. Senza l’afflusso di dollari e euro, la precarietà della situazione economica cubana è destinata a intensificarsi.