Crisi di governo ad Haiti: la transizione termina senza risultati
Haiti è without president dal 2021, quando Jovenel Moïse è stato assassinato. Il paese non ha tenuto elezioni dal 2016 e gran parte del territorio, compresa quasi tutta la capitale Port-au-Prince, è sotto il controllo delle bande criminali. Oggi scade il mandato del Consiglio presidenziale di transizione, incaricato di affrontare l’azione delle gang e di organizzare nuove elezioni; tuttavia, non ha realizzato nessuna delle due cose, e ora il suo mandato termina senza un organismo sostitutivo. In teoria, le elezioni sono previste per agosto, ma le possibilità di realizzo sono ridotte. Il vuoto di potere, pertanto, rischia di diventare ancora più grave, riporta Attuale.
La fine del Consiglio presidenziale di transizione, noto anche come TPC, aggiunge ulteriore complessità al già difficile contesto politico. Alla fine di gennaio, il TPC ha tentato di esautorare il primo ministro Alix Didier Fils-Aimé, con il voto favorevole di cinque dei suoi sette membri, accusandolo di non aver fatto abbastanza per contrastare le bande criminali. Inoltre, volevano nominare un nuovo primo ministro, ma la manovra è stata bloccata dal presidente del TPC, il cui ruolo è rotativo. La situazione rimane quindi estremamente confusa.
Fils-Aimé, un imprenditore sostenuto dagli Stati Uniti, ha visto l’amministrazione Trump sanzionare i membri del Consiglio che hanno tentato di rimuoverlo. Vari esponenti del governo americano, incluso il segretario di Stato Marco Rubio, hanno invitato Fils-Aimé a gestire il paese e hanno minacciato ripercussioni qualora i membri del Consiglio tentassero di prolungare i loro incarichi. Alcuni membri del Consiglio sono accusati di corruzione e legami con le bande criminali, e l’intero organismo si è rivelato perlopiù inefficace in 22 mesi di attività.
La legittimazione del primo ministro, tuttavia, è debole: secondo la Costituzione haitiana, il primo ministro deve essere nominato dal presidente, che detiene il potere esecutivo, e confermato dal parlamento. Attualmente, non ci sono né presidente né parlamento. Le elezioni sono state fissate per dicembre 2025, ma sembra difficile che possano davvero essere organizzate.
Le bande criminali continuano a mantenere un forte controllo sul territorio, rievocando i momenti critici del 2024, quando una loro alleanza costrinse il precedente primo ministro Ariel Henry a dimettersi in mezzo a un’ondata di violenze. Secondo le Nazioni Unite, dal 2022 oltre 16.000 persone sono state uccise dalle bande e più di un milione ha dovuto lasciare le proprie case, rifugiandosi presso parenti o in strutture pubbliche.
Dal giugno 2024, una forza multinazionale di sicurezza, composta principalmente da poliziotti kenyani e inviata sotto mandato delle Nazioni Unite, ha condotto operazioni contro i gruppi criminali, con risultati parziali. Il numero di agenti sarà potenziato fino a 5.500, mentre il Kenya ha assunto il comando della missione, finanziata dagli Stati Uniti, superando le resistenze di Russia e Cina contro un intervento diretto delle Nazioni Unite.
Ma che caos! Haiti è in una situazione disperata e sembra che ci sia davvero poca speranza di una via d’uscita. È incredibile pensare che, nonostante il supporto internazionale, le cose non migliorino. I cittadini meritano di più… è una vergogna assoluta.