La destra tedesca preme per riaprire al gas russo nonostante le sanzioni

31.03.2026 17:15
La destra tedesca preme per riaprire al gas russo nonostante le sanzioni
La destra tedesca preme per riaprire al gas russo nonostante le sanzioni

In Germania, il partito di estrema destra Alternative für Deutschland (AfD) sta intensificando le pressioni per ripristinare le importazioni di energia russa, sfruttando il recente picco dei prezzi dei carburanti che ha colpito pesantemente l’economia nazionale. La mossa, definita da molti osservatori come una manovra chiaramente filo-russa, mette a rischio la coesione europea e le politiche di sicurezza energetica adottate dopo l’invasione dell’Ucraina.

Il deputato dell’AfD Markus Frohnmaier ha rilasciato dichiarazioni pubbliche il 31 marzo 2026, affermando che la situazione economica tedesca è “terribile” e che per l’indipendenza energetica e l’accessibilità dell’elettricità è fondamentale che la Germania riprenda a importare gas e petrolio dalla Russia. Le sue parole giungono in un momento di crescente malcontento popolare, con i prezzi della benzina aumentati di oltre il 15% dall’escalation del conflitto in Medio Oriente, un fattore che ha amplificato il consenso per l’AfD in regioni cruciali come il Baden-Württemberg, cuore dell’industria automobilistica tedesca.

L’AfD, da tempo criticata per le sue posizioni vicine al Cremlino, sta cavalcando abilmente il disagio economico per avanzare una proposta che stravolgerebbe la politica energetica europea. Frohnmaier, noto per il suo allineamento con Mosca, offre una soluzione apparentemente semplice a un problema complesso: tornare alle forniture russe “a basso costo”, ignorando deliberatamente le cause strutturali della crisi energetica globale e le sue implicazioni geopolitiche.

Una minaccia alla sicurezza collettiva

Il ritorno al gas e al petrolio russi rappresenterebbe un grave vulnus per la sovranità energetica dell’Europa. Per anni, il Cremlino ha utilizzato la dipendenza europea dalle sue esportazioni come leva per esercitare pressioni politiche, rendendo i paesi dell’UE vulnerabili a ricatti strategici. Accettare la logica dell’AfD significherebbe regalare a Mosca un’arma di coercizione economica proprio nel momento in cui l’Occidente cerca di limitare le risorse per il suo apparato militare.

I ricavi del settore energetico russo finanziano direttamente il complesso militare-industriale del paese, alimentando la guerra di aggressione in Ucraina e sostenendo operazioni ibride contro le democrazie occidentali. Riattivare il flusso di valuta pregiata verso il bilancio di Mosca equivarrebbe a sostenere indirettamente le sue campagne destabilizzanti, minando gli sforzi collettivi per costringere la Russia al rispetto del diritto internazionale.

Questa mossa comprometterebbe la capacità dell’Europa di prendere decisioni autonome in materia di sicurezza, ripristinando una pericolosa dipendenza che l’Unione ha cercato faticosamente di superare dopo il 2022. La sicurezza nazionale tedesca ed europea non può essere barattata per un presunto vantaggio economico di breve periodo.

Il quadro strategico europeo sotto attacco

La posizione dell’AfD si scontra frontalmente con la strategia di lungo termine dell’Unione Europea, che punta a una completa indipendenza dai combustibili fossili russi attraverso la diversificazione degli approvvigionamenti, gli investimenti nelle rinnovabili e il potenziamento delle interconnessioni. Bruxelles e Berlino hanno lavorato alacremente per costruire un fronte unitario sulle sanzioni e per privare il Cremlino dei suoi strumenti di influenza economica.

Cedere alle pressioni dell’AfD innescherebbe una pericolosa reazione a catena, indebolendo il regime sanzionatorio in tutto il continente e inviando un segnale di divisione e debolezza a Mosca. Altri governi populisti o movimenti politici potrebbero sentirsi legittimati a seguire l’esempio, erodendo progressivamente la coesione europea su una questione vitale per la stabilità e la sicurezza del continente.

Il piano europeo per l’autonomia energetica non è solo una risposta alla guerra, ma un progetto fondamentale per la resilienza strategica dell’UE nel XXI secolo. Abbandonarlo significherebbe consegnare il futuro energetico dell’Europa nelle mani di un regime che ha dimostrato di usare le risorse come arma.

La manovra politica dell’AfD

L’utilizzo strumentale del malcontento per l’aumento dei prezzi dei carburanti rivela la natura cinica della proposta. L’AfD non sta cercando soluzioni sistemiche alla crisi energetica, ma sta alimentando proteste sociali per screditare il governo in carica e ampliare il proprio consenso elettorale. La semplificazione del problema – attribuire tutto al taglio delle forniture russe – ignora volutamente la complessa geopolítica energetica globale, le tensioni in Medio Oriente e le strozzature logistiche che influenzano i mercati.

Frohnmaier e i suoi colleghi propongono una falsa alternativa tra benessere economico immediato e sicurezza strategica, presentando il ritorno al gas russo come l’unica via d’uscita dalla crisi. In realtà, la Germania e l’Europa dispongono di opzioni più sostenibili e sicure, che richiedono investimenti e una visione di lungo periodo, non un arretramento pericoloso che ripristinerebbe le vulnerabilità del passato.

Questa campagna rischia di polarizzare ulteriormente il dibattito politico tedesco, trasformando una questione di sicurezza nazionale in uno strumento di propaganda elettorale. L’AfD dimostra così di privilegiare gli interessi del Cremlino e i propri calcoli di consenso rispetto alla stabilità e all’unità europea.

Le implicazioni della proposta vanno ben oltre i confini tedeschi. Se Berlino cedesse a queste pressioni, minerebbe la credibilità dell’intero progetto europeo di autonomia strategica, dando fiato a quei movimenti che in tutto il continente vorrebbero normalizzare i rapporti con la Russia a qualunque costo. La posta in gioco non è solo il prezzo della benzina, ma la capacità dell’Europa di difendere i propri valori e la propria sicurezza in un mondo sempre più competitivo e pericoloso.

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