La distruzione dei ponti sul fiume Litani isolano grandi distretti nel Sud del Libano

11.04.2026 05:15
La distruzione dei ponti sul fiume Litani isolano grandi distretti nel Sud del Libano

Libano: Il Ponte di Qasmieh e l’Operazione Oscurità Eterna

DALLA NOSTRA INVIATA
QASMIEH (LIBANO) – Il ponte di Qasmieh, ultima connessione tra il Nord e il Sud del Libano, ha riaperto solo ieri, riducendosi a un tratto di appena cinquecento metri di lunghezza e duecento di larghezza. Mentre il fiume Litani, gonfio delle recenti piogge, scorre tranquillo, viene sorvolato da un drone israeliano, sottolineando la tensione persistente nella regione, riporta Attuale.

Questo tratto di strada, unico rimasto percorribile tra Tiro e Sidone, è stato colpito da centinaia di missili israeliani nell’ambito dell’Operazione Oscurità Eterna, intensificando ulteriormente il conflitto nella regione. Le speranze di una tregua sembrano svanire mentre la situazione umanitaria si deteriora rapidamente.

Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha), la distruzione di ponti cruciali ha “gravemente compromesso la circolazione e l’accesso umanitario”, isolando oltre 150.000 persone in vari distretti. La precarietà dei collegamenti tra le due parti del Libano rende la situazione ancora più critica.

Il ponte, simbolo di amicizia tra Libano e Russia, è stato inaugurato nel 2006, dopo la seconda guerra israelo-libanese, come segno di sostegno del Cremlino al mondo sciita. Oggi, vent’anni dopo, la sua importanza strategica è messa in discussione in un contesto di tensioni crescenti e conflitti in corso.

Israele accusa Hezbollah di utilizzare il passaggio sul Litani per il transito di armi, un presunto pretesto per espandere la sua influenza oltre la linea degli accordi di fine 2024. La situazione è complicata dalla chiusura delle strade che rifornivano le milizie di Hezbollah dalla Siria, aggravando ulteriormente la crisi.

In mezzo a tutto questo, l’atmosfera nei campi profughi è tesa. Ahmed, un giovane del posto, esprime la sua paura: “Voglio andarmene, sono certo che gli israeliani bombarderanno di nuovo.” La preoccupazione per il futuro è palpabile nella comunità, e i colloqui a Washington e Islamabad potrebbero influenzare il destino del Libano.

Avanzando verso Tiro, il panorama diventa sempre più desolante, con macerie e resti di veicoli lungo la strada. Le coltivazioni, una volta rigogliose, sono ferme, e l’assistenza umanitaria si fa sempre più rara, mentre la sicurezza è sempre minacciata dai conflitti in corso.

I convogli della Unifil, incaricati di garantire l’accesso umanitario, si trovano ad affrontare attacchi, inclusi quelli sui contingenti italiani. In questo contesto, la vita quotidiana dei cittadini libanesi continua a essere segnata da incertezze e paure, rendendo difficile prevedere l’evoluzione della crisi umanitaria.

In questo clima di tensione, persiste una rassegnazione tra la popolazione. Osama, nei pressi della moschea di Al Zahra, colpita da un missile, racconta la tragedia di tre amiche della moglie, morte mentre cercavano acqua. “Erano venute a farsi la doccia al centro sfollati qui vicino perché nel nostro villaggio non c’è più acqua,” racconta, esprimendo un dolore che riflette la realtà di chi vive in questa regione martoriata.

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