La dottrina Putin: quali sono le conseguenze della sua scelta per una guerra senza fine?

14.01.2026 14:25
La dottrina Putin: quali sono le conseguenze della sua scelta per una guerra senza fine?

Putin riafferma il desiderio di riconquistare il Donbass militarmente

Il presidente russo Vladimir Putin ha espresso la sua intenzione di “restituire” il Donbass alla Russia attraverso mezzi militari piuttosto che diplomatici, segnando un cambio significativo nelle sue dichiarazioni. Questa evoluzione della sua politica estera è emersa in un contesto dove gli Stati Uniti, sotto la leadership di Donald Trump, sono visti come partner geopolitici chiave, riporta Attuale.

Andrei Kolesnikov, un giornalista russo, ha sottolineato come negli ultimi tempi Putin abbia aumentato le sue apparizioni pubbliche in uniforme militare, chiarendo la sua decisione di continuare il conflitto in Ucraina a prescindere dai costi, sia economici che umani. Secondo Kolesnikov, questa si configura come una nuova “dottrina Putin”.

Nel 2025, l’amministrazione Trump ha proposto a Mosca diverse soluzioni, tra cui la cessione di territori non conquistati, un veto all’ingresso dell’Ucraina nella NATO e limitazioni sulle forze ucraine. Tuttavia, nessuna di queste proposte ha portato a un miglioramento concreto delle relazioni.

Le assunzioni di Kolesnikov pongono l’accento sulle affinità tra la “dottrina Donroe” e la “dottrina Putin”. Quest’ultima presenta una visione geopolitica che si basa su un’idea risalente al XIX secolo, dove il potere è misurato attraverso il territorio e gli armamenti. Al contempo, emerge una percezione che Putin non sia isolato diplomaticamente, ma piuttosto sostenuto da una logica di potere che trae valore dall’aggressività militare.

Kolesnikov avverte che l’operazione statunitense in Venezuela potrebbe complicare questo scenario. La relazione tra Trump e Putin potrebbe mutare, rendendo più difficile per il leader russo sfruttare l’attuale dinamica politica a suo favore. La recente cattura di Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti, ad esempio, dimostra come Trump possa agire come un attore antagonista piuttosto che come alleato.

Putin, nel frattempo, ha mantenuto un “silenzio assordante” riguardo alle provocazioni, evidenziando la sua volontà di non irritare il presidente statunitense. Tuttavia, questo silenzio non implica passività; la guerra in Ucraina continua a consumare risorse significative per la Russia. Può sembrare che le difficoltà economiche stiano aumentando, come testimoniato da un’accentuata scarsità di entrate e da aumenti generalizzati nel costo della vita per i cittadini russi.

La ricerca di un dialogo con la Russia da parte di alcuni leader europei, incluso il presidente francese Macron, è complessa e riflette la necessità di aprire linee di comunicazione. Tuttavia, le ambizioni espansionistiche di Putin indicano che il dialogo potrebbe non portare a risultati desiderabili fintanto che il leader russo considera i conflitti territoriali come una priorità strategica.

In questo contesto, mentre la Russia punta a espandere la sua influenza, il mondo assiste a un rinnovato gioco di potere fra superpotenze, in cui la stabilità è una chimera. Le conseguenze della crisi ucraina potrebbero ripercuotersi ben oltre le sue frontiere, promettendo un prolungato periodo di instabilità. La situazione si delinea quindi come un conflitto aperto fra Putin e le forze occidentali, con l’Europa che si trova in prima linea nell’affrontare le sfide strategiche emergenti.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere