La fame a Gaza: un gazawi su tre non mangia per giorni consecutivi

28.07.2025 08:05
La fame a Gaza: un gazawi su tre non mangia per giorni consecutivi

Nel gennaio 2021, in un editoriale del Jerusalem Post, l’allora premier israeliano Benny Gantz, richiamando i suoi trascorsi militari, affermò l’importanza di fornire aiuti umanitari, medicine e cibo alla popolazione civile. Tuttavia, questa lezione sembra essere stata dimenticata dall’attuale primo ministro Benjamin Netanyahu durante il conflitto a Gaza. Infatti, nella primavera scorsa, Israele ha bloccato il flusso di cibo, medicine, carburante, e altri beni essenziali per oltre due mesi, riaprendo solo lentamente alla fine di maggio. Le Nazioni Unite avvertono che per rispondere ai bisogni della popolazione, dovrebbero entrare a Gaza tra i 500 e i 600 camion al giorno, mentre al momento la media è di soli 69 ingressi.

Questa situazione ha portato a una grave crisi alimentare: 85 bambini e 127 persone hanno perso la vita a causa della malnutrizione. Durante le distribuzioni di cibo, la Gaza Humanitarian Foundation ha segnalato che circa un migliaio di persone sono state uccise nei pressi dei centri di distribuzione. Anche se i numeri di pasti distribuiti sembrano elevati, necessiterebbero di essere quadruplicati per far fronte ai bisogni reali della popolazione. Il rischio di una vera e propria carestia continua a protrarsi.

I dati forniti dal World Food Programme (Wfp) parlano chiaro: un terzo della popolazione di Gaza non riesce a mangiare per giorni consecutivi e mezzo milione di persone vive già in situazioni simili alla carestia. L’agenzia ha recentemente dichiarato che «la fame ha raggiunto livelli allarmanti». Inoltre, un rapporto della FAO del maggio scorso avvertiva che, se non ci fossero stati miglioramenti significativi, entro settembre 470 mila residenti di Gaza avrebbero vissuto in condizioni di “Catastrofe”, una classificazione che implica scarsità estrema di cibo e alti tassi di malnutrizione.

La situazione economica è drammatica: le stime indicano che il 30% dei bambini sotto i cinque anni soffre di malnutrizione acuta, e tra 2 e 4 adulti su 10.000 muoiono ogni giorno a causa della fame o di cause non traumatiche. Un altro milione di cittadini di Gaza è destinato a entrare nella categoria di “Emergenza” entro lo stesso periodo.

Il 22 luglio, la Gaza Humanitarian Foundation ha pubblicato foto di scatoloni contenenti alimenti come farina, sale, pasta e olio, evidenziando che questi pacchi sarebbero sufficienti a sfamare 5,5 persone per poco più di tre giorni. Tuttavia, secondo un esperto della London School of Economics, questa dieta fornisce solo una “piena” ma è insufficiente sotto il profilo nutrizionale, rischiando di portare a gravi problemi di salute.

Inoltre, elementi essenziali come l’acqua e il gas per cucinare sono diventati rari a Gaza, con il gas disponibile soltanto nel mercato nero, a prezzi esorbitanti. Questa condizione è aggravata dalla devastazione causata dai bombardamenti: secondo la FAO, un 83% dei terreni agricoli e un 71% delle serre sono stati danneggiati, rendendo impossibile per la popolazione procurarsi cibo in modo autonomo.

Di fronte a tale devastazione, i camion carichi di aiuti rappresentano l’unica speranza per la popolazione. Attualmente, il Wfp ha dichiarato di avere 170 mila tonnellate di cibo pronte per l’uso nella regione, una quantità che sarebbe sufficiente per sostenere l’intera popolazione di Gaza per tre mesi. Tuttavia, i gazawi esperano di vedere una risposta concreta e tempestiva da parte della comunità internazionale. È un momento cruciale: senza interventi umanitari massicci, la popolazione di Gaza è destinata a soffrire ulteriormente, riporta Attuale.

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