Roma, 2 marzo 2026 – Il governo australiano è stato sollecitato dalla famiglia Birmingham affinché facilitino il rimpatrio di Catherine Birmingham e del marito britannico Nathan Trevallion. Questo segue un cambiamento nella posizione della madre, la quale solo ieri esprimeva la volontà di rimanere in Europa in un’intervista a ’60 Minutes Australia’, programma della Nine Network, riporta Attuale.
Catherine, australiana di origine, ha attirato l’attenzione dei media per il suo trasferimento in una casa famiglia con i suoi tre figli, dopo che un tribunale ha ritenuto inadeguata la loro precedente abitazione. Il contesto complesso è aggravato dai rapporti problematici con il personale del servizio sociale e con la struttura di accoglienza in Abruzzo, dove si trovano attualmente collocati.
Durante l’intervista, Catherine aveva dichiarato: “Non possiamo tornare in Australia, Lee, il nostro cavallo, è troppo vecchio, non può volare ancora. Rimanere in Europa è una nostra opzione per ricominciare daccapo.” Oggi, tuttavia, la famiglia ha espresso la richiesta di tornare in Australia dopo quattro mesi di permanenza nella struttura, dove la situazione si è rivelata difficile.
Catherine ha raccontato di come il figlio si svegli di notte urlando e chiedendo aiuto, rivelando il disagio dei bambini nella casa famiglia. “Abbiamo accettato tutto. Il primo mese ho obbedito, ora comincio a difendere i miei figli,” ha dichiarato Catherine, sottolineando il suo ruolo di madre e la necessità di proteggere i propri figli.
Le difficoltà nella casa famiglia
Attualmente, la coppia è sottoposta a una perizia sul loro stato genitoriale richiesta dal tribunale. A seguito di segnalazioni da parte del personale della struttura, è stata fatta richiesta per valutare il trasferimento della famiglia in un contesto più idoneo. Questo è stato riportato dai quotidiani ‘Il Centro’ e ‘Il Messaggero’. I funzionari della struttura hanno sollevato preoccupazioni riguardanti la difficoltà nella gestione delle regole quotidiane.
Gli operatori hanno documentato episodi di tensione e comportamenti definiti non conformi ai protocolli, ponendo particolare attenzione sul benessere dei minori. Il contrasto tra le opinioni della madre e dei familiari e quelle del personale della struttura è evidente; la famiglia chiede soluzioni che garantiscano una continuità affettiva migliore per i bambini.
Inoltre, permane un acceso dibattito tra i consulenti circa la perizia disposta dal tribunale sullo stato genitoriale della coppia. La consulente tecnica d’ufficio, Simona Ceccoli, ha confermato la fiducia nella psicologa incaricata, mentre i legali dei genitori avevano richiesto la revoca della stessa, esprimendo dubbi sulla sua imparzialità.