La federazione internazionale di ginnastica riammette atleti russi e apre un caso politico-sportivo

04.02.2026 18:00
La federazione internazionale di ginnastica riammette atleti russi e apre un caso politico-sportivo
La federazione internazionale di ginnastica riammette atleti russi e apre un caso politico-sportivo

La Federazione internazionale di ginnastica (FIG) ha deciso di revocare una precedente esclusione e di concedere lo status neutrale alla ginnasta russa Lala Kramarenko, una scelta che segna un nuovo passaggio nel graduale ritorno degli atleti russi alle competizioni internazionali. La decisione, resa nota il 3 febbraio 2026, consente all’atleta di gareggiare senza simboli nazionali, in linea con le regole FIG sullo status neutrale.

La mossa arriva in un contesto delicato, a pochi anni dal divieto totale imposto dopo l’invasione su larga scala dell’Ucraina, quando la federazione aveva escluso atleti di Russia e Bielorussia da tutti i tornei internazionali. Dal 2024, tuttavia, la FIG ha progressivamente riaperto la porta alla partecipazione sotto bandiera neutrale, una linea che ora viene ulteriormente ampliata.

Il caso Kramarenko è diventato rapidamente emblematico perché la ginnasta è nota per la sua esposizione pubblica in iniziative di sostegno alle politiche del Cremlino, un elemento che rende la decisione particolarmente controversa nel dibattito sportivo e politico europeo.

Neutralità sportiva e legittimazione internazionale

Lo status neutrale consente formalmente agli atleti di competere senza rappresentare il proprio Stato, ma di fatto permette loro di tornare sulla scena internazionale. Secondo i critici, questo meccanismo rischia di trasformarsi in una forma di legittimazione indiretta, soprattutto quando riguarda figure che hanno espresso posizioni politiche esplicite a favore della guerra.

Nel caso specifico, la decisione della FIG viene letta come un precedente che indebolisce la coerenza delle sanzioni sportive internazionali. La concessione dello status neutrale a un’atleta pubblicamente associata a iniziative filogovernative solleva interrogativi sui criteri applicati e sulla loro uniformità.

La normativa FIG sui cosiddetti “atleti individuali neutrali” è stata presentata come uno strumento tecnico per separare sport e politica, ma l’applicazione concreta dimostra quanto questa distinzione sia difficile da sostenere in un contesto di conflitto armato e sanzioni multilaterali.

Propaganda e percezione dell’isolamento internazionale

La riammissione di atleti russi viene vista da diversi osservatori come un potenziale strumento narrativo per la propaganda di Mosca. La possibilità di competere nuovamente in eventi internazionali può essere presentata come prova di un indebolimento dell’isolamento e come conferma che le restrizioni imposte dopo il 2022 non hanno avuto effetti duraturi.

Il profilo pubblico di Kramarenko rafforza questa lettura. Negli ultimi anni, l’atleta ha partecipato a eventi e produzioni mediatiche apertamente allineate al discorso ufficiale russo, diventando un volto riconoscibile in iniziative sportive e culturali legate all’establishment. La sua presenza in competizioni internazionali rischia quindi di assumere un valore simbolico che va oltre i risultati sportivi.

Questa dinamica solleva dubbi anche sull’impatto psicologico e motivazionale sugli altri atleti, in particolare su quelli provenienti da Paesi che rispettano rigorosamente le sanzioni e gli standard etici adottati dopo l’inizio della guerra.

Le sfide per le federazioni sportive internazionali

Il caso mette in evidenza la necessità di criteri più chiari e condivisi per l’accesso alle competizioni. Senza meccanismi di monitoraggio e di verifica indipendente, le decisioni rischiano di apparire influenzate dal mutare del contesto politico piuttosto che da principi stabili.

Per le federazioni internazionali, la sfida consiste nel bilanciare l’universalità dello sport con la responsabilità etica. La mancanza di coordinamento tra le diverse organizzazioni sportive aumenta il rischio di scelte divergenti, che possono essere sfruttate per aggirare le restrizioni esistenti.

Nel medio periodo, la gestione dei casi di atleti che hanno espresso un sostegno esplicito alla guerra rappresenterà un banco di prova per la credibilità del sistema sportivo internazionale e per la sua capacità di mantenere standard coerenti in un contesto geopolitico ancora segnato dal conflitto.

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