La festa indigena della COP30 e il rifiuto dell’Arabia Saudita suscitano timori nei Caraibi

13.11.2025 12:25
La festa indigena della COP30 e il rifiuto dell'Arabia Saudita suscitano timori nei Caraibi

La «festa indigena» della COP, i no dell’Arabia Saudita e la paura nei Caraibi

La Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (COP30), in corso a Belém, Brasile, ha visto la partecipazione di oltre cinquemila indigeni americani, i quali hanno organizzato una manifestazione nautica per richiamare l’attenzione sullo stato critica della foresta amazzonica. Il presidente brasiliano Lula sta lavorando a una dichiarazione finale della conferenza, mentre i negoziati sui finanziamenti per i Paesi in via di sviluppo rimangono in stallo a causa delle tensioni con la regione dell’Arabia Saudita, che ha rifiutato di aumentare i propri contributi, riporta Attuale.

Il summit ha messo in evidenza le fratture esistenti tra le nazioni sviluppate e quelle in via di sviluppo, con l’Arabia Saudita che ha pressato affinché fosse stabilito un nuovo sistema di finanziamento, chiedendo che le azioni di adattamento ai cambiamenti climatici non ricadessero esclusivamente sui Paesi più poveri. Le tensioni si intensificano, con leader globali che non partecipano, come l’assenza dell’ex presidente statunitense Donald Trump, provocando ulteriore scontento tra i delegati.

Al di fuori della conferenza, una grande flottiglia composta da più di trecento imbarcazioni ha percorso le acque della Baía do Guajará. Gruppi indigeni come i Kayapó e i Tupinambá si sono uniti per protestare contro le politiche governative che minacciano le loro terre. Il Grande Cacique Raoni ha denunciato le conseguenze devastanti della deforestazione e l’estrazione petrolifera nella regione, avvisando che l’emergenza climatica non colpirà solo gli indigeni, ma il mondo intero.

Nel contesto globale, i Caraibi stanno affrontando nuove tensioni con il presidente venezuelano Nicolás Maduro che mobilita oltre 200.000 uomini in risposta all’incremento della presenza militare statunitense nella regione, evidenziando le paure di una guerra simile a quella del Vietnam. Le Nazioni Unite esprimono preoccupazione mentre i diplomatici cercano di gestire la crescente crisi nelle relazioni tra gli Stati Uniti e il Venezuela.

Il panorama geopolitico si complica ulteriormente, mentre il vertice sul clima è complicato da ombre di conflitti e incertezze economiche. Il messaggio giunto da Belém richiede uno sforzo collettivo per affrontare la crisi climatica, unendo le forze di tutti i Paesi, ricchi e poveri, per garantire un futuro sostenibile. L’attenzione ora si sposta verso la ricerca di soluzioni ai problemi dei Paesi in via di sviluppo, che altrimenti continueranno a essere penalizzati dagli esiti delle politiche né più né meno del cambiamento climatico.

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