Tragedia all’ospedale Nasser: morta la fotoreporter Mariam Abu Dagga
Un bombardamento israeliano sull’ospedale Nasser nella Striscia di Gaza ha portato alla morte di cinque fotogiornalisti, tra cui Mariam Abu Dagga, di 33 anni. Abu Dagga, recentemente in contatto con la collega Salma Kaddoumi, aveva richiesto il suo aiuto per una notte di riposo, ma non sono riuscite a incontrarsi. L’attacco ha scosso profondamente la comunità giornalistica, riportano i media.
Salma, devastata dalla perdita, ha pubblicato un video in cui accarezza il corpo senza vita dell’amica. Le due si erano sentite la sera precedente, discutendo del lavoro e dei pericoli quotidiani della loro professione. “Mariam voleva sapere delle evacuazioni di Gaza City che avevo appena filmato”, ha dichiarato Salma, evidenziando il forte legame che le univa.
“La notizia della sua morte mi ha scioccato. Era una sorella maggiore, un angelo”, ha continuato Salma. I due avevano collaborato come giornalisti già prima dell’inizio della guerra, e la loro amicizia si era rafforzata nel tempo, mentre affrontavano i rischi della professione a Gaza.
Mariam Abu Dagga aveva un figlio, Ghaith, che non vedeva da quasi due anni. Aveva fatto evacuare il bambino negli Emirati Arabi Uniti insieme al marito per garantirne la sicurezza, ma la separazione è stata dura. “Parlava sempre di lui e sognava di poterlo riabbracciare”, ha aggiunto Salma. “In questi mesi è morta anche sua madre”, ha riferito, evidenziando ulteriormente la tragedia personale di Mariam.
La giornalista aveva già affrontato molte perdite, incluso il dolore per la morte di un collega e la devastazione della sua famiglia che ha perso la casa in un bombardamento. Nonostante tutto, Mariam era tornata a lavorare, mostrando un coraggio straordinario. “Era più coraggiosa di me”, ha detto Salma.
Essere una giornalista donna a Gaza comporta sfide uniche, con rischi significativi di diventare un obiettivo per l’esercito israeliano. “Ci accusano di essere affiliati ad Hamas perché ci temono”, ha spiegato Salma, sottolineando le difficoltà del loro lavoro, inclusa la necessità di avere una resistenza fisica in un ambiente devastato. “Ma non ci fermeremo”, ha concluso, promettendo di continuare a raccontare la verità in memoria di Mariam, riporta Attuale.