Angelo Onorato, l’imprenditore trovato morto, resta al centro di un’indagine aperta
Palermo, 20 marzo 2026 – Non si chiuderà, almeno per ora, l’inchiesta sulla morte di Angelo Onorato, imprenditore e marito dell’ex deputata europea Francesca Donato, ritrovato privo di vita nella sua auto con una fascetta di plastica stretta attorno al collo. L’episodio risale al 25 maggio 2024. La giudice Giuseppa Zampino ha accolto l’istanza della famiglia, contraria alla tesi del suicidio, e si è opposta alla richiesta di archiviazione avanzata dalla procura, riporta Attuale.
Secondo i pubblici ministeri Clio Di Guardo e Luisa Vittoria Campanile, le indagini condotte finora “non hanno consentito di individuare elementi concreti e specifici a carico di alcuno e neppure è stato possibile escludere che il decesso sia stato frutto di una scelta autonoma dello stesso Onorato”. Tuttavia, queste considerazioni non sono state considerate sufficienti dalla giudice per archiviare il caso.
“L’assenza di segni evidenti di colluttazione macroscopica sul corpo della vittima non esclude una dinamica violenta”, ha sottolineato la giudice nel documento che respinge la richiesta della procura.
L’ipotesi di una terza persona sopraggiunta a piedi
La decisione della giudice si basa anche sull’analisi dei filmati delle telecamere di videosorveglianza che hanno permesso di ricostruire con precisione i movimenti dell’auto di Onorato nella mattina del 25 maggio 2024 e la sua prolungata sosta nel tratto di viale della Repubblica in cui è stata rinvenuta. La gip ha osservato che “l’assunto, sostenuto dalla Pubblica Accusa, secondo il quale la presenza di terzi è esclusa poiché nessun veicolo entra o esce dal tratto, non è tecnicamente dimostrabile in quanto le telecamere coprono solo gli accessi veicolari, non l’intero tratto”. Inoltre, ha aggiunto che “non esiste alcuna telecamera che riprenda pedoni che possano entrare da aree laterali” e che non è certo l’assenza di varchi pedonali.
Il tratto di strada non inquadrato dalle telecamere
Esiste un tratto cieco, uno spazio che avrebbe permesso l’accesso all’auto di Onorato a pedoni senza essere ripresi dalle telecamere. La giudice fa notare che “l’auto condotta da Onorato si ferma alle 11:06:45 e il corpo viene scoperto alle 15:11. Oltre quattro ore in cui nessuna telecamera riprende l’auto, né il tratto cieco, né eventuali pedoni”.
La ricostruzione della procura assume che Onorato fosse solo in auto, ma la visibilità non è sempre sufficiente per confermare questa ipotesi, poiché non è sempre possibile vedere se ci fosse qualcuno accanto a lui o se qualcuno si fosse avvicinato allo sportello.
Tutti i punti oscuri: la fascetta senza impronte
Un ulteriore successo per la famiglia Onorato è l’autorizzazione del gip all’analisi biostatistica integrata su “picchi allelici” rilevati sui reperti, compresi la fascetta, la camicia, la cintura e il poggiatesta del suv, che permetteranno di cercare eventuali tracce di DNA di persone estranee.
In merito alla fascetta, un accertamento merceologico ha rivelato che si tratta di un oggetto non comune per dimensione. Questo suscita sospetti, in quanto sulla fascetta che stringeva al collo Onorato e su un’altra trovata per terra non sono state trovate impronte digitali, nemmeno della vittima, “pur trattandosi di materiale astrattamente idoneo alla ritenzione di impronte”.
I messaggi preoccupati, gli aghi di pino in macchina
Riguardo alla lettera manoscritta di Onorato e ad alcuni messaggi inviati nelle ore antecedenti alla sua morte, il giudice ha osservato che non sono stati adeguatamente considerati, nonostante in essi la vittima – a fronte di debiti economici – esprimesse “timori concreti per la propria incolumità”.
Si aggiungono inoltre dubbi sulla “dinamica di apertura dello sportello posteriore destro dell’autovettura, registrata dalla centralina alle ore 11:07:15, senza successiva chiusura”, e il fatto che tale sportello risultasse semiaperto all’arrivo della prima volante. Ancora, “la presenza di aghi di pino sui tappetini posteriori dell’autovettura” e sul marciapiede laterale è “compatibile con un accesso all’abitacolo da parte di terzi”. Inoltre, “la posizione anomala della cintura di sicurezza e dell relativa linguetta non è coerente con le abitudini riferite della vittima” e ci sono “incongruenze temporali” nelle comunicazioni telefoniche immediatamente antecedenti al decesso. Questa complessa vicenda presenta molti punti oscuri che necessitano di ulteriori indagini. La procura dispone di altri 6 mesi per chiarire i dubbi.