La Global Sumud Flotilla salpa dalla Sicilia per portare cibo a Gaza

06.09.2025 06:15
La Global Sumud Flotilla salpa dalla Sicilia per portare cibo a Gaza

Partenza della Global Sumud Flotilla dalla Sicilia per Gaza

Una flotta di venti imbarcazioni è pronta a salpare dalla Sicilia con l’obiettivo di portare aiuti umanitari alla popolazione di Gaza. Gli attivisti hanno unito le forze, caricando le barche con viveri e risorse per affrontare le difficoltà della navigazione, nella speranza di partire quanto prima, riporta Attuale.

Le operazioni di carico si svolgono in diversi porti siciliani, da Catania ad Augusta. La partenza, inizialmente programmata per domani, dipenderà dalle condizioni meteorologiche favorevoli. Fabrizio, un informatico di 72 anni, racconta le sfide del viaggio di circa 20 giorni: “Ci saranno persone a bordo che non hanno mai navigato. Il mal di mare può essere difficile, soprattutto per i neofiti”. Questa missione rappresenta una rara opportunità per chiunque desideri partecipare, indipendentemente dalle competenze, da chi sa cucinare a chi è in grado di sollevare un’ancora.

Durante le attività di preparazione, i partecipanti più esperti offrono lezioni rigorose agli inesperti, comprese mamme, professionisti e studenti. A bordo ci sarà personale tecnico, meccanici e marinai esperti. Zeno, un sessantenne di Ascoli Piceno, condivide la sua esperienza: “C’è una grande lavagna che divide tra ‘buoni’ e ‘cattivi’. Bisogna scegliere da che parte stare”. La sua famiglia lo supporta mentre affronta questa missione.

Fra le persone coinvolte, Carla si destreggia tra il suo lavoro in una multinazionale e la cura dei genitori anziani, mentre Silvia, di Ancona, riflette sulla sua decisione riguardo alla navigazione con un adolescente in casa. Lidia, manager romana, sta acquistando imbarcazioni con fondi donati da sostenitori di tutto il mondo e si assicura che vengano mantenute adeguatamente. “Abbiamo cercato esperti indipendenti per valutare gli scafi e certi scampati sono stati riparati in extremis”, racconta.

Il gruppo rappresenta una varietà di culture pronte a convivere in spazi ristretti e a comunicare attraverso lingue e tradizioni diverse. “Siamo consapevoli di non violare nessuna legge, questo è fondamentale in momenti di tensione”, affermano i partecipanti. Linda, un’insegnante precaria di Torino, esprime il conflitto tra le aspettative sociali e le proprie convinzioni: “Anche se la mia famiglia è preoccupata, a volte bisogna prendere la strada più difficile”.

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