La guerra che dura 12 giorni

24.06.2025 13:45
La guerra che dura 12 giorni

La guerra dei (forse) 12 giorni

«Non sanno cosa c….o stanno facendo». Queste parole di Donald Trump accompagnano la recente tregua, o meglio, la dichiarazione di tregua tra Israele e Iran. Le tensioni aumentano, con Israel accusato di aver violato l’accordo, e Iran che risponde a tono con minacce di ritorsione. Questo contesto, caratterizzato da una frenesia di dichiarazioni e iniziative diplomatiche, è definito da un clima di incertezza palpabile. In effetti, non è nemmeno chiaro cosa accadrà entro la fine di questa giornata, proclamata dal presidente americano come quella in cui finirà quella che lui chiama «guerra dei 12 giorni», riporta Attuale.

La nostra analisi di oggi è quindi inevitabilmente centrata su quanto avvenuto. Attraverso sfumature e riporti, si parla anche dei simboli del regime di Teheran, come la famigerata prigione di Evin, bombardata dall’aviazione israeliana ieri.

Buona lettura.

1. L’annuncio del presidente (che vuole dare pure il nome alla guerra)

Appena uscito dalla situation room, dove ha seguito la crisi senza il proprio telefono, Trump ha ufficialmente annunciato la sua soluzione sulla piattaforma Truth Social: «CONGRATULAZIONI A TUTTI! È stato concordato tra Israele e Iran che ci sarà un CESSATE IL FUOCO Completo e Totale (tra circa 6 ore), per 12 ore, al termine delle quali la guerra sarà dichiarata FINITA! Dovremmo congratularci con entrambi i Paesi». Le parole del presidente americano, cariche di ottimismo, si scontrano poco dopo con la realtà, quando due missili balistici iraniani, in un momento di cessate il fuoco, sono stati lanciati verso Israele, senza causare danni grazie all’intercettazione.

Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha già dato ordini all’IDF di rispondere «con forza alla violazione del cessate il fuoco da parte dell’Iran». L’Iran ha negato di aver effettivamente lanciato i missili, rendendo la situazione ulteriormente complessa. Trump ha poi annunciato che entrambi i Paesi hanno «violato» la tregua.

2. La presunta violazione, la minaccia israeliana e l’appello di Donald

La speranza del presidente americano di un rispetto dell’accordo ha subito un colpo: i missili iraniani lanciati dopo il cessate il fuoco confermano l’instabilità della situazione. La Casa Bianca, per bocca della portavoce Karoline Leavitt, ha ribadito che Trump crede nella capacità del popolo iraniano di determinare il proprio destino, mentre si è espressa sulla violenza del regime di Teheran.

3. Il programma della tregua nei piani di Trump

L’annuncio della tregua, postato da Trump su Truth, specifica chiaramente gli orari per il cessate il fuoco. L’Iran avrebbe dovuto interrompere gli attacchi, seguito successivamente da Israele, prima di una tregua ufficiale. Tuttavia, la situazione resta fluida e gli eventi si susseguono in un contesto di tensione inaspettata.

4. Taccuino | Il pendolo mediorientale tra realtà e propaganda

Le ultime ore hanno dimostrato come le parole dei leader possano nascondere tensioni maggiori. Il potere distruttivo dei missili e droni si combina con una comunicazione che mira sia a colpire direttamente l’avversario che a lanciare segnali di forza. La rappresaglia iraniana è indicativa di una strategia più complessa, dove la comunicazione gioca un ruolo fondamentale.

5. Cosa resta del piano nucleare iraniano?

In seguito ai bombardamenti, l’aviazione israeliana ha colpito diversi siti nucleari iraniani, compresi quelli di Fordow. Tuttavia, resta da capire l’entità dei danni e l’impatto sulle operazioni. Il direttore dell’Aiea ha confermato che le strutture hanno subito danni, ma non ha potuto fornire dettagli precisi sulla situazione attuale.

6. Nessun alleato né milizie: la solitudine dell’Iran

La mancanza di alleati e la crescente pressione internazionale intensificano l’isolamento dell’Iran nell’arena geopolitica. Importanti attacchi hanno mirato a disarticolare la rete di sostenitori del regime, ma la situazione rimane incerta.

7. Caserme, carceri e orologio: così Israele ha colpito i luoghi simbolo della teocrazia a Teheran

Israele ha concentrato i suoi attacchi su importanti simboli del regime, come la prigione di Evin, evidenziando una strategia mirata a screditare e delegittimare il governo iraniano attraverso bombardamenti chirurgici.

8. Chi può dare la spallata al regime

Un’intelligence attiva sta lavorando per destabilizzare il regime iraniano, minacciando i leader militari e suggerendo azioni in prima persona contro il regime stesso. Un cambiamento interno potrebbe essere tanto plausibile quanto necessario.

9. Evin, la prigione emblema dell’efferatezza degli ayatollah

Situata nel cuore di Teheran, la prigione di Evin è un simbolo dello stato repressivo iraniano. Recenti esplosioni testimoniano l’intensificarsi del conflitto, colpendo i luoghi più sensibili per il regime.

10. Oggi all’Aia si apre uno dei vertici Nato più importanti di sempre

Il vertice della Nato inizia oggi e affronta questioni critiche riguardanti la sicurezza collettiva di fronte alla crescente instabilità in Medio Oriente. La posizione delle diverse nazioni membri è complessa, con prospettive che variano enormemente a seconda delle alleanze geopolitiche.

11. La nuova era tedesca: riarmarsi fino ai denti col bilancio statale in rosso

Berlino si presenta al vertice con un impegno deciso a rispondere alle sfide di sicurezza contemporanee, aumentando significativamente il proprio budget per la difesa nonostante previsioni di deficit in aumento.

12. Xi Jinping, il Principe rosso: il libro domani gratis con il «Corriere»

La figura di Xi Jinping continua a suscitare interesse e preoccupazione a livello globale, specialmente in contesti di tensione commerciale e geopolitica tra Cina e Stati Uniti.

13. Le primarie dem per le elezioni del sindaco di New York

Il processo elettorale avanza mentre i candidati cercano di attrarre l’elettorato in una delle città più influenti d’America, riflettendo questioni politiche e sociali attuali.

14. Un nuovo reattore per la centrale nucleare nello Stato di New York

Lannunciazione del nuovo reattore potrebbe segnare una svolta nella politica energetica americana, con l’obiettivo di aumentare la produzione nucleare a livello nazionale.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere