Crisi Iraniana: Rischi per l’Energia e l’Economia Italiana
Roma, 4 marzo 2026 – Il doppio vertice convocato a Palazzo Chigi da Giorgia Meloni con Antonio Tajani, Gilberto Pichetto Fratin e Guido Crosetto, seguito dal confronto con gli amministratori delegati di Eni e Snam, Claudio Descalzi e Agostino Scornajenchi, racconta già molto della lettura che il governo sta dando alla crisi iraniana: non solo un’emergenza geopolitica, ma un test immediato sulla sicurezza energetica e sulla tenuta dell’economia italiana. “Una nuova pericolosa crisi internazionale”, nella definizione della premier, riporta Attuale.
La nota di Palazzo Chigi parla di “impatto attuale e potenziale” delle ostilità sui mercati dell’energia e sull’economia, con possibili azioni di mitigazione nel breve e medio periodo. Al momento, l’esecutivo evita allarmismi. L’Italia arriva a questa crisi con un profilo più robusto rispetto al 2022: gli stoccaggi nazionali sono intorno al 50% della capacità, meglio di molti partner europei, e negli ultimi anni il Paese ha diversificato le forniture riducendo il peso della Russia e rinforzando i canali dal Nord Africa (Algeria), dall’Azerbaigian e dal Gnl. Tuttavia, il rischio di una guerra prolungata potrebbe complicare i riempimenti per il prossimo inverno, in un’Europa che nel complesso ha riserve intorno al 30% e deve già fare i conti con il blocco del Gnl qatariota.
Non a caso, oggi si riunirà il gruppo di coordinamento gas dell’Unione Europea. I mercati, però, stanno già presentando il conto. Il Brent è salito sopra gli 82 dollari al barile, mentre il gas europeo ha subito un’impennata riportandosi in area 50-60 euro al megawattora con rialzi giornalieri dell’ordine del 30-40%. Le Borse europee hanno visto un brusco calo con un bilancio delle ultime due sedute borsistiche di 880 miliardi perduti. Anche sul fronte elettrico il segnale è chiaro: secondo l’Unione nazionale consumatori, il Pun, un riferimento per molti contratti indicizzati, è balzato da 107,03 a 165,74 euro al MWh in pochi giorni, evidenziando che la crisi non si limita al Golfo.
Ed è qui che la politica torna a incrociare la vita quotidiana degli italiani. Le simulazioni disponibili indicano un aggravio medio di circa 166 euro l’anno per le sole bollette di luce e gas, mentre altre stime, includendo anche carburanti, trasporti e alimentari, portano il conto potenziale ben oltre i 600 euro annui per famiglia.
Per Palazzo Chigi, dunque, la questione non è più solo se intervenire, ma come e quando. Sul tavolo restano diverse opzioni: un nuovo decreto, un intervento correttivo sul Dl Bollette oppure un rafforzamento degli strumenti di tutela per famiglie e imprese energivore. Il governo proviene già da un pacchetto da circa 3 miliardi per alleggerire i costi energetici, finanziato anche con un aumento dell’Irap sulle società energetiche, e sta già sfidando Bruxelles sul meccanismo con cui il gas continua a fare da prezzo-guida anche all’elettricità.
La crisi iraniana può accelerare questa linea e darle un nuovo argomento politico: difendere famiglie e sistema produttivo mentre l’Europa discute. Il vertice con Eni e Snam non è stata una riunione tecnica come le altre, ma un chiaro segnale che Meloni intende accentrare a Palazzo Chigi la regia del dossier più sensibile delle prossime settimane. Se il conflitto si risolvesse rapidamente, l’urto potrebbe restare gestibile. Ma se i prezzi restassero elevati e la ricerca di stoccaggi si trasformasse in una corsa europea a comprare gas a caro prezzo, il rischio diventerà duplice: industriale, per la competitività delle imprese, e sociale, per le famiglie già gravate da bollette e carburanti.