Juve Stabia in amministrazione giudiziaria per infiltrazioni mafiose
“Pacchetto completo, i calciatori dovevano solo giocare, al resto pensava la camorra”. Questa frase del procuratore di Napoli Nicola Gratteri svela un fatto gravissimo: la Juve Stabia, club di calcio di Serie B, è stata posta in amministrazione giudiziaria a causa di infiltrazioni mafiose. Si tratta della prima volta che una squadra dei massimi campionati italiani subisce un provvedimento del genere, il terzo caso in Italia dopo Foggia e Crotone, che militavano in serie C. La camorra ha fatto il suo ingresso nella “cadetteria”, e come sottolinea Gratteri, “questo fa scalpore”, riporta Attuale.
La squadra di Castellammare di Stabia, attualmente in lizza per i playoff, è accusata di essere “un bene strumentale del clan D’Alessandro“, una potente ed storica cosca mafiosa. Il condizionamento mafioso era pervasivo, interessando praticamente ogni aspetto delle attività societarie. I membri del clan D’Alessandro, in collaborazione con il gruppo Imparato, gestivano settori strategici del club, dalla sicurezza dello stadio ai servizi di ticketing, alle pulizie e fino al trasporto della prima squadra, che sarebbe dovuto durare fino al 2024.
Gratteri ha spiegato che “la Juve Stabia era un mezzo per la camorra di farsi pubblicità e esercitare potere”. Ogni servizio, dalla gestione dei biglietti alla sicurezza degli eventi, era infiltrato e controllato rigidamente dalle famiglie mafiose, grazie alla sottovalutazione e alla connivenza dei vertici societari. È significativo che in passato persino il consuocero del boss D’Alessandro abbia ricoperto la carica di presidente della Juve Stabia.
Le indagini sono iniziate il 9 febbraio 2025, quando durante un controllo è emerso che una persona legata al gruppo Imparato si occupava della sicurezza allo stadio Menti nonostante i precedenti per camorra e vari Daspo. Il 29 maggio, durante la festa di chiusura del campionato di B, sono saliti sul palco tre noti pregiudicati: Michele Lucarelli (droga), Raffaele Di Somma (boss del Centro Antico) e Giovanni Imparato (rione Savorito). Il prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha dichiarato che l’obiettivo è “bonificare la società e accompagnarla in un percorso di legalità”.