Discontinuità nel supporto all’Ucraina: Meloni e Salvini in discussione sul nuovo decreto
Il governo italiano si prepara a discutere un nuovo decreto legge di aiuti economici e militari per l’Ucraina, previsto per il 22 o 29 dicembre, con governo e parlamentari alle prese con le divergenze interne, in particolare tra il premier Giorgia Meloni e il vice Matteo Salvini, mentre il ministro degli esteri Antonio Tajani sta cercando di trovare un equilibrio. Il nodo principale riguarda la replica dei pacchetti di aiuti, che sono stati approvati fino ad oggi con consenso unitario, ma ora Salvini e il suo entourage richiedono un segnale politico di “discontinuità” nella modalità di intervento, per adeguare il sostegno alla Ucraina alla realtà attuale e ai negoziati in corso, riporta Attuale.
Meloni, da un lato, e Salvini, dall’altro, si stanno contendendo il ruolo di alleato più fedele del movimento ‘Maga’ in Europa. Mentre il premier cerca di mantenere un difficile equilibrio tra lealtà all’Unione Europea e ai rapporti atlantici, il leader leghista sta assumendo una posizione di forte appoggio ai nazionalismi europei, spesso in contrasto con l’unità europea necessaria per affrontare la crisi ucraina.
Domani, Meloni volerà a Berlino per incontrare Zelensky, con all’ordine del giorno il delicato argomento degli asset russi bloccati dalla UE. Allo stesso tempo, l’Italia, oltre a Belgio, Malta e Bulgaria, sta opponendo resistenza all’impiego dei fondi, come evidenziato da Tajani. Il Consiglio UE del 18 dicembre dovrà affrontare questa questione, che potrebbe generare tensioni significative, soprattutto se l’intervento militare si intensifica.
Il decreto, ora in discussione, è previsto appena prima delle festività natalizie, con l’auspicio che possano esserci progressi nelle trattative di pace. Tuttavia, le tensioni interne continuano a crescere, con i membri del centrodestra preoccupati per le possibili ripercussioni di un intervento militare più forte da parte dei partner europei. Raffaele Nevi, portavoce azzurro, ha messo in guardia sulla possibilità di una crisi politica se la Lega decidesse di astenersi dal voto sul decreto.
Le opinioni divergentisi estendono anche al contenuto del decreto: il senatore Claudio Borgi ha suggerito che il nuovo testo potrebbe diventare un “decreto ponte”, valido solo per 2-3 mesi, rispetto ai 12 mesi attualmente previsti. Inoltre, si potrebbe specificare che gli aiuti includeranno solamente mezzi difensivi e logistici, escludendo munizioni e armi pesanti, ma tali limitazioni sembrano difficili da implementare.