La Lega punta a un modello simile a Cdu/Csu secondo Zaia e Candiani

17.10.2025 18:25
La Lega punta a un modello simile a Cdu/Csu secondo Zaia e Candiani

Il modello bavarese nella Lega: opportunità di riforma per il partito

Il deputato lombardo sottolinea l’importanza di non negare a chi desidera sviluppare il modello bavarese all’interno della Lega. Secondo lui, il Veneto può rappresentare un esempio positivo per il resto d’Italia, riporta Attuale.

Il modello bavarese, un sistema politico e organizzativo tedesco, è diventato tema centrale nelle discussioni interne alla Lega da quando il governatore veneto, Luca Zaia, ha proposto una riforma ispirata ai partiti Csu-Cdu. Questo modello prevede due partiti autonomi che si alleano per ottenere maggiore rappresentanza nelle elezioni politiche e europee. Zaia ha indicato che, per rimanere nella Lega, il partito dovrà riformarsi secondo queste linee, una dichiarazione che ha suscitato reazioni significative tra i membri del partito. Ne abbiamo parlato con il deputato Stefano Candiani, ex sottosegretario di Stato al ministero dell’Interno e una delle figure di riferimento in Lombardia.

Quanto è davvero fattibile questo modello bavarese di cui tutti stanno parlando?

«Non è un tema nuovo; fa parte della storia della Lega da almeno trent’anni. È una modalità organizzativa già assimilata dal partito. Tuttavia, è necessario avere le giuste condizioni politiche per realizzarlo realmente».

Ci sono attualmente le condizioni giuste?

«Dipende dai territori. Il Veneto è molto più predisposto ad accogliere questa proposta rispetto ad altre regioni italiane».

Zaia propone di estendere il modello a tutto il Nord.

«Può essere esteso solo dove la popolazione è pronta ad accoglierlo. Il perché vinciamo meglio in periferia piuttosto che nei grandi centri è dovuto a condizioni geopolitiche diverse. Un modello va proposto, ma come si dice nel Vangelo, la salvezza deve essere cercata dagli individui. Offriamo un’opportunità, ma spetta ai territori coglierla. Certi territori comprendono questo modello, mentre altri lo rifiutano per vari motivi».

E se viene rigettato?

«Se viene rigettato, non è un mio problema. Tuttavia, non si può negare l’opportunità a chi è disposto a farlo prosperare. In Veneto, ad esempio, potrebbe avere successo e diventare un modello anche per altre regioni».

Qual è la sua posizione su questo tema?

«L’ho già accolto, perché è un argomento che appartiene alla Lega. Non si tratta di un nuovo elemento nel dibattito, come il modello “Vannacci”, che è recente e può essere divisivo. Questo fa parte della storia del partito».

Zaia, all’apertura della campagna elettorale in Veneto, ha affermato che sarà una sfida pericolosa.

«È quello che un candidato dovrebbe sempre fare all’apertura di una campagna elettorale: impegnarsi al massimo e diventare un po’ aggressivo, quanto basta. Spero che nessuno consideri Zaia come un provocatore incendiario».

Nonostante ciò, ha lanciato alcune frecciate ai leader di centrodestra.

«Queste sono dinamiche che mi divertono. In campagna elettorale si partici facilmente per vincere, non certo per arrivare secondi. La vittoria della coalizione è fondamentale, ma ognuno ambisce a essere sul podio. Applaudo Zaia: ha combattuto duramente per portare avanti la sua campagna».

Perché, secondo lei, non si è mai candidato come segretario?

«Perché ha sempre ricoperto il ruolo di presidente di Regione. È stato coerente e ha mantenuto serietà nel suo impegno. Per i veneti, prima c’è il Veneto, tutto il resto viene dopo».

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