La Chiesa italiana critica il Piano strategico nazionale per le aree interne
Roma, 27 agosto 2025 – Le aree interne del Paese sono condannate al “suicidio assistito” sullo sfondo del calo demografico e dello spopolamento. Fenomeni giudicati semplicemente irreversibili quando piuttosto andrebbero incoraggiati “il controesodo, con incentivi economici e riduzione delle imposte, soluzioni di smart working e co-working, innovazione agricola, turismo sostenibile, valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici“, senza dimenticare “piani specifici di trasporto, recupero dei borghi abbandonati, co-housing, estensione della banda larga, servizi sanitari di comunità e telemedicina”, riporta Attuale.
La Chiesa italiana non si rassegna a quello che chiama “sostegno per una morte felice”, indicato dall’esecutivo come unica terapia somministrabile ai territori italiani più remoti e rurali. Di conseguenza, la Chiesa avvia una lettera aperta rivolta al governo e al Parlamento, forte della sua presenza capillare sul territorio tramite le 227 diocesi. Questa comunità ecclesiale, dal 2021, si riunisce a Benevento, con la crescente partecipazione di vescovi, per discutere le problematiche delle aree interne e proporre una pastorale adatta, oltre a promuovere interventi significativi finanziati dai fondi dell’8xmille.
Dal recente incontro a Benevento è emersa una lettera aperta, firmata finora da 139 alti prelati, tra cui cardinali e vescovi, in risposta al Piano strategico nazionale delle aree interne del Dipartimento per le politiche di coesione e per il Sud. I firmatari denunciano che il piano delinei per l’ennesima volta una situazione allarmante riguardo al calo demografico e allo spopolamento, considerati condanne definitive. Tra i firmatari spiccano nomi come il presidente della Cei, Matteo Maria Zuppi, e altri vescovi di rilievo.
I firmatari sottolineano che nel Piano strategico occorre esplorare realisticamente ogni ipotesi per invertire la narrazione delle aree interne. Sottolineano l’importanza di incoraggiare pratiche positive e di valorizzare le competenze esistenti, con l’obiettivo di accorciare le distanze tra le varie realtà del Paese. La questione del smart working e della banda larga è cruciale anche in questo contesto, per poter affrontare le sfide che le aree interne devono affrontare.