A meno di una settimana dalle elezioni parlamentari del 28 settembre, la polizia moldava ha condotto 250 perquisizioni in tutto il Paese, colpendo oltre cento persone sospettate di preparare disordini e azioni di destabilizzazione coordinate dalla Russia. Secondo una dichiarazione ufficiale, le indagini sono legate a un procedimento penale che riguarda la pianificazione di proteste violente attraverso la collaborazione con elementi criminali. L’operazione ha portato all’arresto di 74 individui e al sequestro di passaporti, schede SIM, denaro, carte bancarie straniere, armi e materiale logistico come tende. La notizia è stata riportata da diversi media internazionali.
Le autorità segnalano rischi di destabilizzazione russa
Nel corso di un briefing congiunto, il capo della Procura anticorruzione Victor Furtună, il capo della polizia Viorel Cernăuțeanu e il direttore del Servizio di informazione e sicurezza Alexandru Musteața hanno spiegato che l’inchiesta coinvolge 111 persone. Hanno sottolineato che le azioni scoperte si inseriscono in una strategia di destabilizzazione promossa da Mosca. L’episodio non è isolato: già il 16 settembre, in una precedente operazione a Chișinău, erano stati sequestrati oltre 20 milioni di lei in un caso di finanziamento illecito di partiti.
Elezioni decisive per il futuro europeo della Moldova
Le elezioni parlamentari sono considerate cruciali per la traiettoria geopolitica del Paese. La Moldova ha ottenuto lo status di candidata all’UE nel 2022 e una sconfitta delle forze filo-europee rischierebbe di rallentare o bloccare il processo di integrazione, aprendo la strada a un ritorno sotto l’influenza russa. Secondo un sondaggio di CBS Research condotto a metà settembre, il partito di governo Azione e Solidarietà (PAS) otterrebbe il 29,7% dei voti, senza però raggiungere la maggioranza parlamentare. Seguono il Blocco Patriottico guidato da Igor Dodon con il 13,2% e il partito di Renato Usatîi con il 7,5%. Una quota significativa dell’elettorato, il 26,8%, resta ancora indecisa.
I piani di Mosca per influenzare il voto
Il 22 settembre l’agenzia Bloomberg, citando documenti riservati, ha rivelato che la Russia aveva elaborato già in primavera un piano per interferire nelle elezioni moldave. L’obiettivo principale sarebbe ridurre le possibilità di vittoria del PAS e indebolire la presidente Maia Sandu. Secondo i documenti, la strategia prevede il reclutamento di cittadini moldavi residenti all’estero per il voto in Europa, l’organizzazione di manifestazioni e una massiccia campagna di disinformazione su piattaforme come Telegram, TikTok e Facebook. In caso di sconfitta del PAS, il Cremlino punterebbe a mobilitare proteste di piazza per chiedere le dimissioni della presidente. Se invece il partito al governo vincesse, i gruppi filorussi lancerebbero accuse di brogli per delegittimare il risultato e fomentare conflitti interni.
Un contesto fragile e terreno fertile per la propaganda
Corruzione diffusa, bassi redditi e povertà creano un clima di malcontento che le forze filorusse sfruttano accusando le autorità europeiste di inefficienza. L’eventuale perdita della maggioranza da parte del PAS aprirebbe a complesse trattative per formare una coalizione, aumentando il rischio di instabilità politica e ostacolando le riforme necessarie al percorso europeo. Una tale frammentazione potrebbe rafforzare le forze vicine a Mosca, capaci di bloccare iniziative legislative e paralizzare l’attività di governo.