La posta in gioco del referendum: Schlein in pericolo maggiore rispetto a Meloni

15.02.2026 03:45
La posta in gioco del referendum: Schlein in pericolo maggiore rispetto a Meloni

Campagna referendaria in Italia: tensioni crescenti e rischi politici

Roma, 15 febbraio 2026 – Colpi bassi e toni sopra le righe caratterizzano la campagna referendaria in corso, sollevando interrogativi sulla sua sostanza e integrità. La situazione è ulteriormente complicata dalla politicizzazione del referendum, secondo Giovanni Orsina, direttore del Dipartimento di Scienze politiche dell’Università Luiss Guido Carli, riporta Attuale.

“I soggetti in campo sentono di giocarsi il tutto per tutto”, afferma Orsina, osservando che la questione della separazione delle carriere è tecnicamente complessa e fortemente politicizzata. La crisi di legittimità tra politica e magistratura è palpabile, poiché alcuni magistrati temono una perdita di potere consolidato. Con lo schieramento della destra contro la sinistra, entrambi i leader, Schlein e Meloni, sono sotto pressione: una vittoria per la Meloni semplificherebbe il suo cammino verso le prossime elezioni, mentre una sconfitta potrebbe esporla a rischi maggiori.

Orsina avverte che “navigliamo a vista” e che le conseguenze di un possibile esito negativo per Meloni potrebbero generare un circolo vizioso. “Se perde, sarà indebolita; i sondaggi scenderanno, e i suoi alleati inizieranno a mostrarsi inquieti.” Contrariamente, una vittoria del Sì rafforzerebbe Meloni e creerebbe problemi per la Schlein, portando la situazione a un punto critico.

Una sconfitta al referendum potrebbe colpire duramente Elly Schlein, secondo il professor Orsina. “Si gioca più la segretaria del Pd che la premier; Meloni ha il vantaggio dell’assenza di alternative politiche credibili, mentre Schlein guida un partito diviso, con una fronda interna che spinge per il Sì.”

In un contesto di campagna estremamente polarizzata, Orsina sottolinea l’impossibilità di ampliare la base di consenso. L’unico modo per mobilitare gli astenuti è costruire un conflitto politico netto. “Nessuna narrazione tecnica sulla riforma della giustizia mobiliterà gli astenuti”, avverte.

Secondo il docente, “è matematica” che un’affluenza bassa avvantaggi il fronte del No, il quale si basa su un nucleo duro e motivato del 30% di elettori di sinistra. La sfida per il Sì è mobilitare un ampio elettorato, poiché una bassa affluenza favorirebbe il peso specifico degli elettori di sinistra.

Orsina conclude affermando che se il No dovesse prevalere, “non si parlerà più di premierato per tutta questa legislatura, e forse nemmeno nella prossima”. Tuttavia, l’impatto dei testimonial del fronte del No sarebbe marginale; potrebbero influenzare voti solo in una competizione serrata.

Sia Schlein che Meloni hanno mantenuto un profilo basso fino a questo punto, ma Orsina si aspetta un cambio di rotta. “Schlein farà campagna aperta per il No, mentre Meloni punterà sulla partecipazione, trasformando il referendum in una questione di democrazia piuttosto che in un plebiscito su di sé.”

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