Proteste in Francia per la “tassa Zucman”: un’opinione pubblica che si divide
Nei giorni 10 e 18 settembre, durante le manifestazioni in Francia contro i tagli alla spesa pubblica, è emerso il supporto alla proposta di una “tassa Zucman”, un’imposta annuale del 2% sulle famiglie con un patrimonio netto superiore ai 100 milioni di euro, formulata dall’economista Gabriel Zucman. Questa tassa è diventata un simbolo della sinistra francese, con manifestanti e partiti progressisti che chiedono la sua inclusione nella prossima legge di bilancio, al fine di scoraggiare politiche di austerità che minerebbero il welfare nazionale, riporta Attuale.
Una proposta di legge riguardante la tassa Zucman era stata approvata dalla Assemblea Nazionale a febbraio, ma bloccata successivamente dal Senato. Attualmente, la discussione si concentra su come questa tassa potrebbe essere integrata nella legge di bilancio 2026. Molti media suggeriscono che potrebbe essere l’unico elemento capace di ottenere il consenso del Partito Socialista, fornendo i voti necessari al primo ministro Sébastien Lecornu per approvare la legge.
Un sondaggio recente dell’istituto francese Ifop rivela che la tassa Zucman gode di un ampio supporto tra la popolazione. Tuttavia, riscontra l’opposizione dei partiti sostenitori del presidente Macron e del Rassemblement National, entrambi concordi sulla necessità di un aumento della tassazione sui “ultraricchi”. Tali oppositori avvertono che una tassa del genere potrebbe spingere i più ricchi a lasciare il paese, con conseguenze negative a lungo termine per l’economia francese. Tra i detrattori ci sono figure di spicco come Macron stesso e l’ex primo ministro François Bayrou.
Bernard Arnault, CEO di LVMH e uno degli uomini più ricchi al mondo, ha descritto Zucman come un “militante di estrema sinistra” con l’intento di “distruggere l’economia francese”.
Secondo Zucman, la tassa riguarderebbe solo 1.800 famiglie e avrebbe il potenziale di generare circa 20 miliardi di euro all’anno. Tuttavia, alcuni economisti, come Philippe Aghion, sostengono che la stima di entrate sarebbe esagerata e che il gettito reale sarebbe più vicino ai 5 miliardi di euro, cifra che molti considerano insufficiente per giustificare i rischi di un esodo imprenditoriale dalla Francia.
Il divario nelle stime deriva principalmente dalle previsioni sul numero di persone che potrebbero decidere di lasciare la Francia in seguito all’introduzione della tassa. Zucman sostiene che le fughe sarebbero inferiori rispetto alle aspettative. Inoltre, propone che la tassa potrebbe essere estesa a tutti i cittadini francesi, anche quelli residenti all’estero.
Secondo esperti come Thomas Piketty e altri economisti supportanti, la tassa non solo contribuirebbe a riequilibrare il sistema fiscale, ma sarebbe anche necessaria per affrontare le disparità di tassazione tra i ricchi e la classe media. Attualmente, lo 0,1% dei più ricchi in Francia paga una tassa media effettiva del 46%, mentre i più abbienti all’interno dello 0,0002% pagano solo il 26%.
La situazione fiscale in Francia, simile a quella di altri paesi come l’Italia, mostra una disuguaglianza nella tassazione tra i redditi da lavoro e quelli finanziari, quest’ultimi spesso gestiti tramite holding familiari. Recenti rapporti indicano che la ricchezza delle 500 famiglie più ricche della Francia è aumentata in modo sproporzionato rispetto al PIL nazionale, consolidando ulteriormente il divario economico.
Un altro punto di discussione riguarda le aziende valutate in miliardi con entrate limitate, come nel caso di start-up nel settore dell’intelligenza artificiale. Arthur Mensch, CEO di Mistral AI, ha espresso preoccupazione per la sua impossibilità a pagare l’imposta proposta, basata sulla valutazione della sua azienda.
Zucman ha suggerito che per tali situazioni si potrebbero trovare soluzioni alternative, come il pagamento della tassa attraverso azioni delle aziende. Tuttavia, alcuni nel settore avvertono che, se la tassa fosse stata in vigore in passato, avrebbero scelto altre giurisdizioni fiscali più favorevoli. Questo tipo di reazione è ciò che preoccupa i politici contrari alla tassa, la cui efficacia è difficile da valutare nel lungo termine.